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Ospedalità privata, Faroni (Aiop): guardare altri modelli welfare

Il punto della presidente delle strutture associate nel Lazio

Roma, (askanews) – Il punto sull’ospedalità privata e su un nuovo welfare sanitario negli studi di askanews con la dottoressa Jessica Veronica Faroni, presidente di Aiop Lazio. Aiop è la principale associazione dell’ospedalità privata in Italia (oltre 500 strutture associate) e il Lazio, con 120 strutture, è l’associazione Aiop territoriale più estesa.

“C’è grande confusione – dice Jessica Faroni -. La realtà è che l’ospedalità privata fa parte del servizio sanitario nazionale, composta quindi da una parte privata e da una parte alla quale il paziente accede in maniera convenzionata con impegnativa. Il tutto per dare una cosa che è comune a pubblico e privato e che è la salute del paziente”.

E quali possono essere gli scenari, in sanità, di un nuovo welfare aziendale e sanitario?

“Siamo stati tra i primi a firmare un nuovo contratto di lavoro per le RSA, che sono le residenze per anziani, dove il lavoratore ha una copertuta assicurativa di tipo sanitario pagata dal datore di lavoro – aggiunge la presidente di Aiop Lazio -. Per quanto riguarda i fondi assicurativi, c’è invece ancora un problema di interfaccia tra il paziente, le assicurazioni, il fondo e l’ospedale, sia esso pubblico o privato. Andrebbe ricomposto il puzzle, cercando di dare un servizio a 360 gradi”.

Esempi di sanità privata pienamente inseriti in una nuova visione di welfare in Europa?

“Certamente la Spagna – prosegue Faroni – dove ci sono piccoli ospedali che riescono a coprire tutta quella parte della popolazione che accede non nella grande città. Noi invece con un decreto, il decreto Balduzzi, fatto anni fa su dati che risalgono al 1998, stiamo per chiudere le piccole cliniche private che a volte sono l’unica risorsa sul territorio per il paziente”.

Quale messaggio quindi lancia Aiop?

“Innanzitutto guardare il mondo, partendo da ciò che succede in Italia e capire che, in un momento di crisi dove i soldi sono certo pochi, parlare di sistema universalistico significa non avere come riferimento il sistema di una volta, la sanità non può più avere accesso per tutti con l’impegnativa. Ci vuole una collaborazione con le assicurazioni, è necessario un tavolo che veda protagoniste tutte le realtà che possono dare un servizio”.

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