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Agnelli (Confimi): Pmi uniche a poter far ripartire il Paese

Ma avanti con riforme e superare vincoli europei sul deficit

Roma, 6 mag. (askanews) – Il tessuto delle piccole e medie imprese è l’unico in grado di far ripartire il Paese a condizione che le riforma vadano avanti, che ripartano gli investimenti, bloccati dai vicoli europei, e che dalla politica ci siano decisioni rapide. Lo ha sottolineato Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, l’associazione che riunisce oltre 28.000 Pmi che ha tenuto la sua assemblea annuale a Roma.

Di fronte alle riforme messe a punto dal governo, ha detto: “Le imprese non possono che essere d’accordo con la semplificazione del Paese. Sistema legislativo deve essere velocizzato, l’abolizione del Senato è fondamentale come altre riforme come l’abolizione delle province, la riforma del titolo V, tutto ciò che può rendere veloci le decisioni in questo Paese. Le imprese stanno soffrendo e hanno bisogno di decisioni rapide”.

Decisioni, soprattutto sugli investimenti, bloccate dai vincoli europei. In questo senso, secondo Agnelli, “La questione del vincolo del 3% è una questione che va risolta perché ormai siamo gli unici che lo rispettano. L’hanno risolta di loro iniziativa paesi come Portogallo, Spagna, Francia, Irlanda. Non vediamo perché noi dobbiamo fare i bravi bambini e rimanere al 2,6% quando altri paesi sono al 5%, 4,5% ecc. Questo 3% frena lo sviluppo della imprese e della nazione tutta, quindi ben venga il distacco da questo 3%”.

Il posto di ministro dello Sviluppo Economico è ancora vacante. Per il dicastero di Via Veneto “auspichiamo che venga messo un ministro che conosca la realtà del sistema economico italiano che è fatto da Pmi. Non ci vogliono grandi guru internazionali ma ci vogliono semplici persone vicine alla politica, che sappiano conoscere il tessuto economico italiano, che è quello che va rilanciato che è il tessuto manifatturiero e quello delle piccole e medie imprese”.

Dalla assemblea annuale di Confimi Industria, ha concluso Agnelli, “i messaggi che vogliamo che escano sono innanzitutto il sistema Pmi manifatturiero italiano che è l’unico in grado di risolvere il problema del welfare italiano perché solo le Pmi possono oggi assumere in quanto le grandi imprese se ne sono andate o sono state vendute e se ne andranno. Pertanto rimangono milioni di motorini che devono essere fatti ripartire. Partendo quello il problema dell’Italia già in parte si risolve. Occorre che lo Stato si renda conto di questo e segua le esigenze delle Pmi. Questo in primis, naturalmente il come lo abbiamo detto: questo sconfinamento del 3%, la semplificazione, le riforme e soprattutto grande volontà di far ripartire il Paese con grande determinazione”.

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