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Clima, Realacci: firma accordi COP21 all’Onu è evento storico

"Anche l'economia cambierà, l'Enel lo sta già facendo"

Roma, (askanews) – L’accordo sul clima di Parigi, scaturito al termine della COP21, la conferenza mondiale chiamata a trovare le misure per contenere a livello globale l’innalzamento della temperatura del pianeta, celebra una fase importante con la firma a New York, all’Onu, da parte di 160 paesi, Italia inclusa. Il punto ad askanews di Ermete Realacci (Pd), presidente della commissione Ambiente della Camera, su questo momento storico:

“Una firma che avviene volutamente proprio in occasione dell’Earth Day. A Parigi per la prima volta il mondo si è unito per dire che bisogna fermare i cambiamenti climatici. Non è un fatto burocratico, questa firma. Va vista come una scommessa sul futuro, per capire come le politiche che oggi contrastano i cambiamenti climatici sono quelle che preparano un’economia diversa, che può farci uscire dalla crisi in maniera più forte, e che preparano anche a relazioni diverse tra gli stati. Lo ha ricordato più volte il presidente Usa Obama, i cambiamenti climatici acuiscono anche le tensioni e sono occasione per alimentare fenomeni e barbarie, come il terrorismo”.

Gli effetti dei cambiamenti climatici quindi in grado di generare veri fenomeni geopolitici locali con ricadute globali. E’ il caso delle migrazioni: “Certo, infatti a Parigi si è andati in questa direzione con delle norme per aiutare i paesi dove questi effetti sono molto più evidenti. In Siria, ha detto ancora una volta Obama, 6 anni di siccità hanno affamato una parte della popolazione e acuito la tensione. O si pensi al fenomeno terrorista di Boko Haram che si è sviluppato in una regione contigua al lago Ciad, passato in pochi decenni da 20 mila km quadrati a meno di 2000. Inoltre condividendo i contenuti dell’accordo di Parigi si contribuisce allo sviluppo di un’economia che è anche più competitiva. Non è un caso che la nostra più importante azienda produttrice di energia elettrica, uno dei giganti del mondo nel settore, cioè l’Enel, stia cambiando completamente rotta. Con la chiusura di 22 centrali, le più vecchie, costose e inquinanti, insieme alla centrale a carbone di Porto Tolle. Mentre ha investito 11 miliardi di dollari in fonti rinnovabili e entro il 2050 azzererà, cioè equilibrerà, le emissioni di CO2”.

L’accordo di Parigi sarà comunque in grado di mantenere, come negli obiettivi, l’aumento della temperatura del pianeta “ben al di sotto” dei 2 gradi centigradi?

“Penso di sì. A Parigi non è stato tanto importante il risultato, che va comunque garantito e verificato, quanto il processo. L’esempio è la Cina, che aveva già avviato precedenti accordi con gli Usa e che aveva annunciato che avrebbe cessato di aumentare le proprie emissioni di CO2, pro capite più alte dell’Italia. Ebbene, nel 2014 le emissioni cinesi sono scese dell’1% e nel 2015 del 2%”.

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