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Lunedì 26 Giugno 2017

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Metanolo 30 anni dopo, metafora vincente del vino italiano

Rapporto Coldiretti-Symbola. Stop adesso a vinopirateria

Roma, (askanews) – La produzione di vino italiano negli ultimi trent’anni è scesa del 45%, passando da 76,8 a 47 milioni di ettolitri, ma il fatturato e l’export – espressi in valore nominale – sono cresciuti: rispettivamente più del doppio il primo, da 4,2 miliardi di euro a 9,4 miliardi, e oltre sei volte il secondo, da 800 milioni a 5,4. E il nostro vino mantiene saldamente il secondo posto per quota di mercato globale col 19,9%.

Sono i numeri che descrivono la rinascita del vino made in Italy dopo la crisi del metanolo, rinascita resa possibile dalla scommessa sulla qualità. Nel 1986 una sofisticazione criminale, il vino al metanolo, colpì l’Italia causando 23 vittime, provocando cecità e lesioni gravi a decine di persone e anche un incredibile danno per il settore e per l’immagine del Paese. Da allora, come evidenziato dal report “Accadde domani” della Fondazione Symbola e di Coldiretti, il mondo del vino è cambiato puntando sulla qualità legata al territorio, anziché sulla quantità a basso prezzo.

Una storia che è anche una metafora della missione dell’Italia rispetto alla domanda nuovamente crescente nel mondo del nostro made in Italy, in tutti i settori.

Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola:

“Il lavoro fatto dalla Fondazione Symbola e da Coldiretti racconta questa storia, che non è solo la storia del vino. Trenta anni fa una sofisticazione criminale fece 23 morti e moltissime persone menomate, oltre al crollo delle vendite del vino italiano. Che in realtà stava già perdendo terreno perchè aveva scommesso tutto su bassa qualità e basso prezzo. Oggi invece con una produzione del 50 per cento più bassa esportiamo il doppio di allora. E’ una scommessa sulla qualità legata ai territori, all’innovazione, ai vitigni autoctoni, un percorso che non vale solo per il vino ma per tutto il made in Italy”.

Se puntare tutto sulla qualità è risultato vincente, ora la nuova sfida è quella di rafforzare e difendere le posizioni acquisite sui mercati internazionali, combattendo la concorrenza sleale che si concretizza nella cosiddetta vinopirateria. La via da seguire la indica il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.

“Abbiamo un percorso importante per consolidare e difendere le nostre produzioni e soprattutto difenderci dalla concorrenza sleale di produttori internazionali che cercano di imitare, con contraffazioni, il nostro made in Italy, danneggiando la nostra economia con un furto di oltre un miliardo di euro”

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