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Giovedì 23 Marzo 2017

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Italia-Russia, innovazione per fare business e superare la crisi

Con le sanzioni interscambio ha perso 4,7 miliardi in 10 mesi

Milano (askanews) – E’ innovazione la parola chiave per le imprese italiane nei rapporti con la Russia, in un contesto economico e politico difficile a causa di sanzioni e calo del prezzo del petrolio ma dove si aprono anche nuovi scenari di business. Sono i temi del quarto seminario “Italia-Russia, l’arte dell’innovazione” organizzato a Milano dal consolato generale della Federazione russa, l’associazione Conoscere Eurasia, Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo studio legale Pavia e Ansaldo.

L’Italia, che gode di rapporti politici molto buoni, può giocare un ruolo chiave, come spiega Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e di Conoscere Eurasia: “L’Italia potrebbe fare un miracolo cioè insistere a livello comunitario, prima della meccanica protrazione delle sanzioni da luglio in poi, perchè vengano eliminate”.

Secondo la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo nei primi 10 mesi 2015 l’interscambio italo-russo ha perso 4,7 miliardi di euro, il 20,4% rispetto al 2014. Le importazioni sono calate del 16,6%, le esportazioni del 27,5%: numeri che in tendenza portano il saldo del nostro export a chiudere il 2015 in flessione del 35% rispetto al picco di 10,8 miliardi del 2013. Ma i margini per investire in Russia restano molto ampi se si aggancia la fase di progresso tecnologico, industriale e nelle infrastrutture del Paese, dove l’innovazione vale il 7,2% del Pil e il 25% entro il 2020. L’Italia deve puntare su alcuni settori. “Il complesso dell’agroindustria che è molto importante per la Russia, dove ci sono molti investimenti diretti del governo e del business privato. Poi le infrastrutture e la tecnologia”.

In Russia negli ultimi 10 anni sono nati 120 parchi tecnologici e industriali in 43 regioni e altri 37 sono in costruzione. Gli spazi dunque ci sono ma occorrono fiducia e rapporti di business improntati non più sul made in Italy ma sul made with Italy.

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