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Lunedì 26 Giugno 2017

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Olio di palma, la sostenibilità passa dalla certificazione

In Italia il 70% è certificato ma solo l'11% è usato per i dolci

Milano (askanews) – E’ l’olio vegetale più consumato al mondo, copre il 35% della produzione, domanda e offerta si stima aumenteranno del 40% per il 2050. L’olio di palma è al centro dell’incontro organizzato a Milano da Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, per fare chiarezza sull’impatto ambientale, di cui si parla spesso, in particolare in Malesia e Indonesia, i due principali produttori. La via seguita per garantire la sostenibilità, anche economica e sociale, è la certificazione.

“Rspo è l’organizzazione più importante che certifica l’olio di palma: circa il 20% della produzione mondiale è certificata Rspo: si dà la possibilità a chi lo acquista di sapere se è gestito o prodotto in modo sostenibile o in che percentuale” ha spiegato Carlo Alberto Pratesi, professore ordinario di marketing, innovazione e sostenibilità all’Università Roma Tre.

Associazioni ambientaliste come WWF e Greenpeace dicono no al boicottaggio e invitano piuttosto i consumatori a chiedere ai marchi di riferimento di rifornirsi con olio di palma sostenibile. “Il 70% dell’olio acquistato dalle aziende alimentari italiane è già certificato” ha aggiunto Pratesi.

L’Italia importa 1,6 milioni di tonnellate di olio di palma, di cui il 21% è destinato all’alimentare nel complesso, l’11% cioè 175mila tonnellate all’industria del dolce, cioè lo 0,3% della produzione mondiale. È un ingrediente che si presta a questo utilizzo, perchè è incolore e insapore, oltre che versatile: come spiega Giorgio Donegani, direttore scientifico Fondazione italiana per l’educazione alimentare, non fa male alla salute, anzi nei dolci ha sostituito i grassi idrogenati che si sono rivelati dannosi. “È composto da sostanze in una miscela che, gli studi scientifici sono concordi, non comporta alcun problema per l’organismo. Anzi tra i grassi diversi dall’olio extravergine di oliva è quello che gli assomiglia di più quanto a contenuto di acido oleico”.

La palma da olio si rivela anche migliore delle alternative, come olio di soia o colza, in termini di resa per ettaro, perchè ha meno esigenze di uso d’acqua e di terreno.

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