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Domenica 26 Marzo 2017

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La ricerca dell’olio giusto: guerre commerciali e sostenibilità

In Expo un incontro per parlare di olive, palma o colza

Rho (askanews) – L’altra faccia dell’olio: alimento chiave per il progetto di nutrizione del pianeta, ma anche prodotto al centro di vere e proprie guerre commerciali e mediatiche. Di questo sì è parlato in un incontro a Casa Corriere in Expo, partendo dal libro “L’olio giusto”, scritto dalla giornalista del Sole24Ore Rita Fatiguso e dal direttore di Impresaetnica José Galvez. “Oggi possiamo dire – ci ha spiegato – che il nostro olio del Mediterraneo, l’olio di oliva, è il migliore, per tute le caratteristiche. Ma purtroppo rappresenta soltanto il 2,5% di tutta la produzione di olio di cui il mondo ha bisogno per andare avanti”.

Per questo è necessario considerare tutti gli altri olii vegetali, intorno ai quali, come nel caso dell’olio di palma, si sono scatenate polemiche anche in Expo. Ma Rita Fatiguso va un passo oltre la querelle sulla Nutella. “Dal punto di vista editoriale – ci ha detto – non possiamo che ringraziare Ségolène Royal perché ha buttato un sasso nello stagno in maniera un po’ improvvida, e infatti ha cambiato subito idea, ma ha avuto il merito di accendere i riflettori su un tema che sicuramente è molto sentito. Il vero problema – ha aggiunto Fatiguso – è far quadrare i conti: i conti del pianeta e i conti della salute: va bene sollevare i problemi, ma bisogna prima conoscere”.

Conoscere per esempio alcuni fatti: come la sempre maggiore attenzione delle grandi aziende alle normative sulla sicurezza alimentare, almeno in Europa, oppure alcuni strumenti come la certificazione RSPO, concepita per garantire qualità e sostenibilità all’olio di palma. All’incontro organizzato nello stand del Corriere della Sera, cui ha presenziato il commissario Sala, è intervenuta anche Danielle Morley, rappresentante europea di RSPO, che ha elencato i tre principi fondamentali da rispettare: i benefici sociali per le persone che producono, i benefici ambientali per le aree di produzione e i benefici economici per imprese e soprattutto collettività. Basterà questo a placare le polemiche? Probabilmente no, ma quantomeno si tratta di passi avanti sulla strada della riflessione seria, e non solo di parte, sul tema dell’olio di palma e dei suoi fratelli, in molti casi – pensiamo alla colza e alla battaglia cultural-economica che li vede contrapposti – fratelli coltelli.

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