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Venerdì 23 Giugno 2017

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Gli “Stati generali dell’Italia” per uscire dalla crisi

La proposta di Tivelli e Brauzzi nel libro "Reset Italia"

Roma (askanews) – Convocare gli “Stati generali dell’Italia” con tutte le forze politiche, intellettuali, imprenditoriali, sindacali e del volontariato, per varare un piano quinquennale o decennale (fino al Giubileo ordinario del 2025) di riforme del Paese che punti su meno Stato e più mercato, meno politica nell’economia, per uscire dalla crisi ed evitare una deriva greca: è la proposta del consigliere parlamentare Luigi Tivelli che con l’ambasciatore Giovanni Brauzzi ha scritto il libro “Reset Italia – Dalla grande crisi a un nuovo Rinascimento – Un progetto globale per il Paese”. “Le principali cause della crisi – dice Tivelli in questa intervista ad askanews – sono due: dalla metà degli Anni Settanta abbiamo vissuto al di sopra delle nostre risorse, con una prima esplosione del debito pubblico negli Anni Ottanta, un po’ come è accaduto alla Grecia, sia pure da noi con una accelerazione minore. Poi c’è stato il degrado delle classi dirigenti: in politica siamo passati da personaggi come Berlinguer, Aldo Moro, Ugo La Malfa e prima De Gasperi ed Einaudi, a una decadenza enorme già con la Seconda Repubblica e oggi, nel tramonto della Seconda Repubblica, il degrado è ancora più forte. La miscela della decadenza non solo delle classi politiche, ma anche delle classi economiche, burocratiche e intellettuali denota un pesante degrado di tutte le elite. Solo che non se ne discute perchè il nostro sembra un Paese autistico”. E per quel che riguarda le proposte del Progetto per l’Italia, Tivelli prosegue:”Il primo punto del progetto che proponiamo è meno Stato e più mercato, meno pubblico e più privato. Rafforzare il terzo settore, il volontariato, e spostare sempre più fette di attività dal pubblico al privato, perchè l’Itaslia è soffocata da troppo settore pubblico, troppa burocrazia, troppe imprese municipalizzate, troppa partitocrazia ancora invadente e impicciona, troppi funzionari della partitocrazia infilati nelle imprese locali. A livello centrale, per esempio, abbiamo questa enorme Cassa Depositi e Prestiti pubblica: sembriamo un Paese del socialismo reale. Questo libro l’abbiamo inviato sia a Renzi che a Berlusconi e mi risulta che lo stiano leggendo. Renzi viene accusato di essere un uomo solo al comando: secondo me il suo errore è che non cerca sponde e interlocutori. La Confindustria mi sembra un po’ autistica: non parla, se parla lo fa a casaccio, non ha proposte, ed è anche peggio per le organizzazioni sindacali. Invece dovrebbero essere gli attori imprenditoriali e sociali ad assumersi la responsabilità di fare proposte di cambiamento. Per questo proponiamo la convocazione degli Stati generali dell’Italia, perchè la crisi è gravissima. Non siamo ancora alla Grecia, ma la crisi è molto grave”.

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