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Il private equity italiano rialza la testa, boom di operazioni

Assemblea di Hat a Expo 2015 conferma segnali positivi per Pmi

Rho (askanews) – Diversi fattori concomitanti come il dollaro forte e il petrolio debole hanno influito negli ultimi mesi sulla capacità di sviluppo delle piccole e medie imprese italiane, soprattutto quelle esportatrici, che sempre più spesso, per finanziarsi, si rivolgono al mondo del “private equity”. E’ quanto emerso a Expo 2015 durante l’assemblea di Hat Holding, società di partecipazioni attiva dal 2007 e focalizzata prevalentemente su operazioni di minoranza in piccole e medie imprese italiane, con l’obiettivo di supportarne la crescita e l’internazionalizzazione. Nino Attanasio, presidente di Hat: “Rispetto a un anno fa il segnale forte inequivocabile che registriamo è che i ‘deal’ che ci vengono sottoposti sono molto più numerosi e frequenti rispetto a un anno fa”.

A tirare sono soprattutto il settore agroalimentare e quello delle macchine utensili, come conferma Ignazio Castiglioni, amministratore delegato di Hat. “Abbiamo da un lato chiuso il ‘commitment’ a 42 milioni con la raccolta di nuovi soci che sono entrati. Abbiamo poi eseguito nuovi investimenti per circa 5,5 milioni e abbiamo infine iniziato i disinvestimenti con tre società vendute tra il 2014 e il primo semestre del 2015, con grosse plusvalenze. Siamo più concentrati ora su tre settori: la moda, il cibo che qui a Expo è di casa e stiamo guardando al settore metalmeccanico”.

Tutti settori che anche per i vertici del Fondo italiano d’investimento, uno dei principali azionisti di Hat, vengono visti con interesse non solo dagli investitori italiani.

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