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Mercoledì 29 Marzo 2017

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L’ultimo treno per regolarizzare i capitali all’estero

Dragonetti: necessari 3 mesi per istruire le pratiche

Roma (askanews) – E’ l'”ultimo treno” per regolarizzare i soldi detenuti irregolarmente all’estero, ma bisogna sbrigarsi perchè se è vero che la scadenza fissata dalla legge sulla “Voluntary disclosure” è il prossimo 30 settembre, per preparare le domande di regolarizzazione sono necessari circa tre mesi. Quindi i cittadini italiani che intendono avvalersi della norma, debbono sbrigarsi. E’ il suggerimento di Alessandro Dragonetti, reponsabile del Dipartimento fiscale della società multinazionale della consulenza Grant Thornton in questa videointervista ad askanews. “Noi suggeriamo – dice Dragonetti – di fare la voluntary disclosure perchè è l’ultimo treno per sistemare patrimoni detenuti all’estero senza averli debitamente dichiarati. Se non vengono dichiarati oggi, questi patrimoni diventeranno di fatto non spendibili domani. I tempi tecnici per preparale la pratica, salvo proroghe, sono lunghi perchè ci vuole un mese, un mese e mezzo per ottenere dalle banche estere gli estratti conto necessari e poi ci vogliono circa due mesi in media per lavorare le posizioni: quidni bisogna stimare dai due mesi e mezo ai tre mesi e mezzo per predisporre le domande da presentare all’Agenzia delle Entrate. Siamo quasi agli sgoccioli. Noi come Grand Thorton offriamo una stima dell’onere complessivo da pagare in termini di imposte, sanzioni e interessi, una stima sulla tempistica e una strategia di riallocazione dei fondi una volta regolarizzati e fatti rientrare in Ialia, per esempio distribuendoli tra i genitori e i figli, investendoli in atività finanziarie e cercando una soluzione ottimale anche per quel che riguarda gli oneri da pagare allo Stato, negoziando con l’Agenzia delle Entrate il debito complessivo”. Posto che la norma prevede che le imposte debbano essere pagate tutte e che ci possono essere sconti sulle multe, in relazione alle date di costituzione dei patrimoni, si può fare una stima di quanto si deve pagare per decidere se aderire? “Diciamo che posizioni detenute prima del 2010 – risponde Dragonetti – debbono scontare in media il 9-10% di onere complessivo, mentre posizioni con fondi accululati dal 2010 al 2013 possono dover pagare tra il 55 e il 60% dell’onere totale. Il Governo stima di incassare dai 5 ai 10 miliardi di tasse una tantum, ma l’effetto sull’economia potrebbe essere più rilevante perchè questa norma consente di sbloccare dei patrimoni che possono che essere rimesse in circolazione nel sistema economico con un effetto leva e un effetto moltiplicativo sugli investimenti, sui consumi, persino sul passaggio generazionale nelle imprese. E’ comunque possibile continuare a detenere all’estero i patrimoni una volta regolarizzati, purche in un Paese collaborativo”.

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