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Martedì 28 Marzo 2017

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Poletti: Jobs act sfida sopra le nostre forze, ma ce la faremo

Il ministro alla Luiss:obiettivo +10% contratti stabili fine anno

Roma (askanews) – “Una sfida al di sopra delle nostre forze”. E’ questo quello che per il ministro Giuliano Poletti ha rappresentato la riforma del lavoro, ormai nota a tutti con il nome di Jobs act, lo scorso anno quando a governo appena insediato Matteo Renzi l’ha scelta come prima riforma da compiere. In soli 40 giorni il neo ministro del Lavoro avrebbe dovuto riformare regole scritte da decenni e infrangere il tabù dell’articolo 18. “Ho avuto un input della serie: Hai 40 giorni per fare la riforma del mercato del lavoro. Sinceramente la sfida mi pareva al di sopra delle nostre forze, poi i fatti hanno dimostrato una cosa meravigliosa, se ti spingono e ti mettono in condizioni di fare una cosa, tu fai cose che non avresti mai immaginato di fare”.

Secondo il titolare del Welfare, intevenuto alla Luiss in occasione di un ciclo di seminari sulle nuove riforme, uno dei problemi storici dell’Italia è “non avere il coraggio di decidere, lasciare che le cose accadano piuttosto che decidere di farle accadere”, ma “il governo – ha detto – ha deciso di decidere”: “Noi abbiamo deciso di fare una bella gara. Di correre contemporaneamente per cambiare la Costituzione, la legge elettorale, il lavoro, la pubblica amministrazione, la giustizia, per cambiare tutte queste cose. Se le affrontiamo una per volta ci ammazzano, se ci fermiamo ci ammazzano. Quindi non ci fermiamo, non le prendiamo una per volta, quindi interveniamo su tutte”.

Il governo, quindi, non si ferma, ha garantito Poletti. “Per noi – ha assicurato – il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti deve diventare la norma”: “Noi vogliamo che il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti sia il modo normale di assumere la gente nel nostro Paese, perchè diventi così dobbiamo cambiare il nodo di comportarsi. Bisogna fare in modo che tutti assumano con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, sia che facciano una conversione, sia che facciano un nuovo contratto, sia che partano da zero”.

E il ministro si riterrà soddisfatto se già alla fine dell’anno avrà centrato l’obiettivo del 10% di contratti stabili in più e se il 15% di nuovi contratti a tempo indeterminato in un arco di tempo un po’ più lungo saranno diventati il 30% e costeranno strutturalmente meno rispetto ai contratti più flessibili. “Vorrà dire – ha commentato – che siamo sulla strada giusta”.

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