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Mercoledì 28 Giugno 2017

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A Lodi la macchina che legge il Dna dei cibi per scoprire i falsi

Distingue con certezza l'autenticità di un alimento Dop

Lodi (askanews) – Per distinguere dall’originale una scaglia di finto Parmigiano fatto in Germania o una fetta di presunto prosciutto di Parma arrivato dal Brasile basta anche un palato poco allenato. In altri casi la contraffazione alimentare è però più sofisticata, anche se non meno insidiosa. Per questo a Lodi hanno sviluppato una tecnologia capace di trovare in poche ore contaminazioni e adulterazioni alimentari attraverso la lettura del Dna dei cibi. Tutti gli esseri viventi, che siano piante, animali o microrganismi, hanno infatti un codice genetico inconfondibile come ricorda Valentina Gualdi, responsabile della piattaforma genomica del Parco tecnologico padano.

“Quando ci portano un formaggio noi siamo in grado di estrarne il Dna. Lo amplifichiamo e andiamo a cercare dei marcatori del Dna che sono associati in modo tipico al prodotto Dop e lo differenziano dal non Dop”.

In pratica il formaggio o il vino prodotto seguendo un preciso disciplinare avrà una flora di microbica costante nel tempo. E trovarla darà al consumatore la certezza assoluta di mangiare quello che gli viene promesso.

“Queste strumentazioni consentono di decodificare il codice genetico, in Dna, quindi di fare qualsiasi tipo di ricerca, a livello di specie o di varietà presente all’interno di un alimento”.

L’obiettivo è quello di diffondere la certificazione “Dna controllato” come ulteriore garanzia di qualità di un alimento come, per esempio, il tonno Pinne gialle o il riso Carnaroli.

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