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Un anno di Renzi premier,bilancio semipositivo per ex rottamatore

Esperto: italiani abituati a promesse,ok riduzione oneri sociali

Roma, (askanews) – E’ passato un anno da quando, il 22 febbraio del 2014, a 39 anni, Matteo Renzi, da poco eletto segretario del Pd, presta giuramento come presidente del Consiglio, dopo avere messo fuori, senza indugi, il predecessore Enrico Letta.

Il più giovane presidente del Consiglio della storia italiana, il 24 febbraio tiene il suo primo discorso parlamentare, presentandosi con un linguaggio nuovo, lontano dal politichese e pieno di promesse per risollevare l’Italia dalla crisi. In molti stentano a credergli. Giovanni Orsina, professore alla Luiss di Roma: “Se dovessimo giudicarlo dalle sue promesse il bilancio sarebbe negativo. Renzi ha fatto moltissime promesse, ma gli italiani ormai sono abituati da molti anni a promesse straordinarie e sono anche molto realisti poi nel valutare”.

In un anno di governo, l’ex sindaco di Firenze, è comunque riuscito, con cocciutaggine e tatticismi ogni volta diversi, a segnare diversi “goal”: è partito con l’avvio della riforma della legge elettorale, ha versato l’assegno di 80 euro ai lavoratori dipendenti con reddito medio basso (24.000 euro lordi) e ha portato avanti la riforma del lavoro denominata Jobs Act, che abolisce i famigerati contratti co.co.pro, ma anche riforma l’articolo 18, dando alle aziende la capacità di licenziare “senza giusta causa”. “La cosa forse più importante ma meno notata – ha spiegato Orsina – è stata la riduzione degli oneri sociali sui neo-assunti, che pare stia avendo un impatto sull’occupazione”.

Forte del 40% ottenuto alle Europee di maggio 2014, l’ex rottamatore è poi riuscito a far nominare Federica Mogherini Alto commissario alla politica estera dell’Ue. E poi avanti con la riforma costituzionale, con 40 articoli tra cui quelli che riscrivono il Senato, a metà del loro cammino in Parlamento. “Io credo che il bilancio sia sostanzialmente positivo da un punto di vista politico, perché Renzi è riuscito a ricomporre una situazione politica italiana che a partire dal 2011 si era molto frammentata – ha spiegato il politologo – Secondo me alla fine le cose ancora più importanti sono la riforma elettorale e la riforma del Senato che non sono fatte, ma sono state impostate”.

(immagini Afp)

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