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Ahmed, Omar e Tanjin, le storie dei migranti di Lampedusa

"Oggi mi sento libero e con un futuro"

Lampedusa (askanews) – Con l’aggravarsi della situazione in Libia, gli sbarchi a Lampedusa non fanno che intensificarsi e ad ora sono diventati 1.200 i migranti sbarcati sull’isola in attesa di capire cosa ne sarà di loro. Tutti arrivano sulle coste italiane dopo un viaggio da incubo. “Una piccola barca con tanta gente – racconta Ahmed, che arriva dalla Somalia – E allora io lottavo e spingevo, spingevo, spingevo via tutti, eravamo in 300. Poi una nave italiana un giorno ci ha aiutato e sono arrivato a Lampedusa”.

Eppure per la maggior parte la prospettiva di un viaggio tanto pericoloso è stata comunque migliore di quanto si stava lasciando alle spalle. “Nel nostro Paese, non abbiamo la pace, non abbiamo istruzione. Così per ottenere pace e istruzione mi sono messo in viaggio, sono emigrato e venuto in questo Paese” dice Omar.

Abdouli sorride mentre ricorda la sua personale Odissea. “Io vengo dalla Somalia – dice – Poi sono andato in Sudan, per ottenere una vita migliore. Non ci sono riuscito. Poi sono venuto in Libia. Ed era sempre lo stesso. Ma oggi mi sento libero, mi sento conme una persona che ha un futuro, sto dicendo che il mio sogno si è avverato. SOno felice

Fra loro ci sono anche 100 donne e 200 bambini, come Tanjin, 11 anni. Ha fatto un lungo viaggio dall’Eritrea, e ai giornalisti che gli chiedono chi si cura di lui, risponde così. “No mamma, no papà, sono da solo”

(Immagini Afp)

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