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A Lampedusa pietà e rabbia per i migranti morti di freddo

Immagini esclusive dei rilievi della scientifica nell'ex scalo

Roma, 10 feb. (askanews) – Dopo l’ennesima tragedia al largo di Lampedusa, costata la vita a 29 profughi subsahariani, la maggior parte dei quali morti per ipotermia, sull’isola sono arrivati gli agenti della polizia scientifica di Palermo per le procedure d’identificazione dei cadaveri.

Le salme sono al momento sistemate nel vecchio aeroporto della maggiore delle Pelagie. Il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, che si è recato al centro d’accoglienza per incontrare i migranti sopravvissuti:

“La mia presenza sull’isola è strettamente legata in termini di umana pietà nei confronti di queste persone che purtroppo sono morte, e poi per rendere omaggio e apprezzamento allo sforzo incredibile che ha svolto il personale della guardia costiera per salvare quelle vite mettendo a repentaglio la propria”.

Con lui la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, molto arrabbiata:

“Non si capisce da chi ci debba difendere Triton. Sono soldi buttati a mare. Viene rabbia enorme, sia davanti ai corpi di queste persone che continuano a morire, pensando anche ai corpi che non vengono recuperati, che chissà quanti sono”.

Forti critiche a Triton sono arrivate anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

I morti verranno smistati in diversi cimiteri della provincia di Agrigento, ma i tempi della loro sepoltura sono legati alle indagini che la Procura della città dei templi ha avviato con l’accusa, a carico d’ignoti, di omicidio plurimo.

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