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Carofiglio: scrivere è un lavoro da archeologo, un calvario

A Torino corso semiserio su come "non si diventa scrittori"

Torino (ascanews) – “Scrivere è un calvario, è penoso”. Parola dello scrittore Gianrico Carofiglio, in libreria con “la regola dell’equilibrio”, edito da Einaudi. A Torino, al Circolo dei Lettori, l’ex magistrato ha tenuto un corso semiserio su come “non si diventa scrittori”. L’idea è quella di mostrare con consigli tra l’ironico e la boutade sarcastica la via che conduce dritti dritti a non essere pubblicati.

“Ci si sente sempre dire da aspiranti scrittori o anche da chi ha scritto decine di romanzi, mai pubblicati, che scrivere è un bel passatempo, cioè uno torna a casa e per rilassarsi butta giù 10-15 pagine, che ovviamente non pubblicherà nessuno. Scrivere è penoso. Tutto ciò che vale la pena essere scritto costa fatica”. Per Carofiglio scrivere vuol dire riscrivere. “La prima stesura non è mai quella buona. Conosco diversi scrittori che dicono di aver sempre pronte alla sera due pagine per il loro libro, un po’ li invidio” ha aggiunto Carofiglio che non nasconde però una smorfia di scetticismo. “Scrivere è un lavoro da archeologo, bisogna andare a scavare l’idea che è nascosta tra le pieghe del pensiero, e poi lavorare tra la polvere delle parole di troppo, anche perché spesso occorre capire di che cosa vogliamo parlare in un libro”.

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