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Ebola, il racconto: “Così ho riportato Pulvirenti in Italia”

Il col. Arganese dell'Aeronautica: "Restiamo sempre in allerta"

Roma, (askanews) – La telefonata è arrivata nella serata di domenica. E lunedì mattina il Boeing 767 dell’Aeronautica Militare era già pronto per partire per Freetown, in Sierra Leone. Lunedì notte, alle 22, Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency colpito dal virus Ebola era già sul velivolo, per essere trasportato a Roma, all’ospedale Spallanzani, dove poi avrebbe ricevuto le cure necessarie. La tempestività, la competenza e le strumentazioni adatte hanno fatto sì che il medico potesse salvarsi.

Il colonnello dell’Aeronautica Militare Ferdinando Arganese, uno dei cinque istruttori certificati del team di bio-contenimento, uno dei caposquadra del team che è volato in Sierra Leone riportando Pulvirenti in Italia, racconta la vicenda.

“Siamo arrivati in Sierra Leone con il Boeing alle 22.00 ore locale; a mezzanotte avevamo già il paziente pronto per il decollo. Una velocità nell’esecuzione di tutte le procedure decisamente notevole e ha consentito la migliore gestione clinica del paziente”.

L’Italia, insieme alla Gran Bretagna, è l’unico Paese al mondo dotato di speciali isolatori avio-trasportabili in grado di trasportare pazienti altamente contagiosi in totale sicurezza. “Ritardare il trasporto in un malato di Ebola significa rischiare che cominci a manifestare i sintomi emorragici e il successo si riduce”.

Il team di bio-contenimento dell’Aeronautica Militare, composto da due squadre – una pronta in 8 ore e l’altra in 24 ore – resta comunque in una situazione di allerta. “L’Oms fortunatamente ci sta dando dati confortanti. Il numero dei morti si sta riducendo e anche quello dei pazienti infetti. ma restiamo sempre in allerta e manteniamo questo tipo di operatività”.

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