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Crisi petrolifera, la Bp licenzia 300 addetti nel Mare del Nord

A causa delle sempre più difficili condizioni del mercato

Londra (askanews) – La crisi petrolifera sbarca nel Mare del Nord. Il colosso British Petroleum taglierà 300 posti di lavoro, 200 dipendenti e 100 contractor, tra il personale impegnato in progetti e operazioni nel Mare del Nord a causa del crollo vertiginoso e ineluttabile dei prezzi del greggio. La compagnia impiega circa 3.000 persone ad Aberdeen in Scozia, il punto riferimento più importante per l’industria petrolifera offshore.

Trevor Garlick, presidente regionale di BP North Sea, ha detto che i tagli si sono rivelati inevitabili a causa delle sfide operative in questa regione ormai matura dal punto di vista estrattivo ed economico e alle sempre più difficili condizioni del mercato. Garlick ha tuttavia ribadito l’impegno a lungo termine della BP nel Mare del Nord.

Dal canto suo, il governo britannico per bocca del ministro dell’Energia Ed Davey ha dichiarato alla radio della Bbc che l’esecutivo farà tutto il possibile per difendere l’occupazione nel settore petrolifero, mantenendo una prospettiva di lungo periodo che non sia condizionata da ansie e timori per fluttuazioni di breve periodo nei prezzi del greggio.

La Scozia, che impiega nel settore 225mila addetti generando un introito di 23 miliardi di euro, all’inizio della settimana ha chiesto con urgenza al governo di ridurre il carico fiscale sull’industria petrolifera del Mare del Nord per fronteggiare il crollo dei prezzi che da giugno ha superato il 50%.

(Immagini Afp)

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