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Venerdì 23 Giugno 2017

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La difficile esistenza degli omosessuali siriani a Damasco

Bersagliati dal regime e giustiziati dai miliziani islamisti

Damasco (askanews) – Essere gay a Damasco significa dover fare i conti con un’esistenza cancellata; il regime di Bashar al-Assad vieta loro di avere un posto nella società e nei territori sotto il controllo dei guerriglieri dell’Isis la punizione per l’omosessualità è la morte.

“La nostra società non ci accetta – dice questa giovane omosessuale siriana che ha scelto di restare anonima – per questo sono costretta a vivere una doppia vita. Sono etero con i miei amici e la mia famiglia, omosessuale con quelli come me”.

Di recente, tuttavia e paradossalmente, le cose per loro vanno un po’ meglio. La sanguinaria guerra civile che da oltre due anni impegna le truppe lealiste e i ribelli contrari ad Assad ha finito per allentare un po’ la pressione del governo sugli omosessuali. Sono meno bersagliati di prima anche se continuano a non poter esibire pubblicamente la loro omosessualità.

“Rispetto alle zone sotto il controllo dei gruppi armati, va un po’ meglio nelle aree controllate dal regime – spiega lo scrittore e attivista Nabyl Fayyad – ci sono leggi però, anche se ora sono per lo più disapplicate, che in qualunque momento potrebbero far condannare gli omosessuali al carcere o addirittura alla morte”.

Nelle ultime settimane gruppi di islamisti hanno compiuto esecuzioni pubbliche di persone la cui unica colpa era quella di essere gay. Una brutalità che fa ancora più paura delle leggi del regime. Un destino segnato, amaro e drammatico, a prescindere di chi sarà il vincitore – se di vincitore si può parlare – della guerra civile in Siria.

(Immagini Afp)

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