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Mercoledì 22 Novembre 2017

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Iseppi (Touring Club): consigli per rilanciare il turismo

Nel futuro l'associazione farà conoscere l'Italia agli stranieri

Roma (Askanews) – Nei prossimi 120 anni il Touring Club, nato 120 anni fa, si dedicherà a raccontare l’Italia agli stranieri dopo averla raccontata agli italiani. Lo afferma in questa videointervista il presidente dell’associazione turistica Franco Iseppi, che ricorda come venne creato il Touring, che oggi ha 300 mila soci. “Il Touring Club – dice Iseppi – nacque da 55 cicloamatori che si erano staccati dall’organizzazione dei professionisti perchè volevano occuparsi di coloro che utilizzavano la bicicletta per fare turismo. Erano esponenti della borghesia milanese illuminata e facevano della modernità il loro riferimento, al punto che la loro cultura di riferimento era il futurismo. Avevano capito che il turismo aveva una componente forte non solo dal punto di vista del prodotto, ma anche della sua funzione sociale. Erano dei convinti unitari e dentro la loro concezione del turismo c’è una forte modernità, che si riscontra anche oggi per esempio nel documento dei Consiglio d’Europa sul turismo che ne sottolinea la funzione di integrazione sociale e culturale”. I consigli del Touring per il rilancio del turismo italiano? “C’è uno scarto troppo elevato – risponde Iseppi – tra potenzialità e realtà. C’è una spiegazione interna, visto che non c’è una governance virtuosa, manca un’attrezzatura tecnologica adeguata, c’è uno stato complessivo dell’accoglienza che non è tra le cose migliori, c’è scarsa competitività nella fornitura di prodotti e servizi. Poi ci sono ragioni esterne, perchè il turismo è un prodotto di sistema e funziona bene quando funzionano le politiche dei beni culturali, dell’agroalimentare, dei trasporti, dell’educazione: se queste cose funzionano c’è turismo. C’è dunque bisogno di una visione complessiva, che significa anche trovare nell’universo globale la propria distintività, cioè la valorizzazione delle cose che solo noi abbiamo”. Che cosa c’è nel futuro del Touring Club? “Abbiamo la fortuna che il Touring è nato senza un pensiero unico e ha una forte eredità di cultura e valori. Adesso sta rompendo la sua milanocentricità e si sta organizzado con club territoriali che sono già 32. Sta aumentando i servizi alla collettività con i volontari e le bandiere arancioni. E sta cominciando a pensare che il suo futuro non sta più nel far conoscere l’Italia agli italiani, ma nel far conoscere l’Italia agli stranieri”.

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