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Dominique Corti: “Così abbiamo fermato Ebola in Uganda nel 2000”

Dottoressa italiana ricorda l'epidemia più grave prima d'ora

Milano (Askanews) – La più grave epidemia di Ebola prima d’ora è quella scoppiata in Uganda nel 2000: 400 persone colpite e 224 morti. Un bilancio contenuto, rispetto a quello del contagio in corso, grazie all’eroismo di un medico ugandese e all’organizzazione di un ospedale missionario. In prima linea c’era anche Dominique Corti, figlia dei due italiani che in 50 anni hanno trasformato quel piccolo ambulatorio nel più grande ospedale dell’Africa equatoriale non a scopo di lucro: “Noi speriamo che dall’esperienza nostra del Lacor, dove con mezzi infinitamente minori di quelli disponibili qua si è riusciti a contenere la malattia serva a farlo anche ora. Senz’altro nei Paesi ricchi, ma anche in quelli poveri aiutando persone che stanno morendo di questa e di tante altre malattie. Quindi due cose per questa epidemia: riuscire a coglierla sul nascere, cosa non semplice perché questa malattia non si manifesta all’inizio con questi sanguinamenti, e dall’altra parte l’accettazione della gente di fare questa cosa per loro terribile che è il non seppellire i morti e cercare di isolare i malati”.

Una sfida non facile in Paesi dove i cadaveri dei propri cari sono considerati una protezione molto importante contro malattie e altre disgrazie, ma è esattamente quello che successe all’epoca: “Il nostro direttore sanitario e pediatra dell’epoca, Matthew Lukwiya, ha capito che queste tre morti erano molto sospette per una febbre emorragica virale e quindi ha iniziato a organizzare l’ospedale, chiudendolo ai casi non urgenti, e allestendo un reparto di isolamento”. Lukwiya morì pochi giorni dopo, insieme a sei suore italiane, per aver contratto il micidiale virus, un sacrificio servito a impedire il dilagare dell’epidemia.

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