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Mercoledì 22 Novembre 2017

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In migliaia in corteo a Milano con Fiom contro politiche lavoro

Landini: "Qui c'è il Paese vero, quelli che si fanno il culo"

Milano, (TMNews) – Migliaia di metalmeccanici sfilano a Milano per la manifestazione indetta dalla Fiom in concomitanza con il vertice europeo sul lavoro. Ad aprire il corteo c’è il segretario generale Maurizio Landini. “Qui c’è il Paese vero, quelli che pagano le tasse, quelli che si fanno il culo dalla mattina alla sera – ha affermato il leader della Fiom – quelli che lavorano, quelli che producono. Perché chi produce in fabbrica sono gli operai, gli impiegati, uomini e donne in carne ed ossa che producono la ricchezza di questo Paese. Il problema è che non li ascolta nessuno e noi ci siamo rotti le balle”.

Al corteo hanno partecipato le rappresentanze delle principali aziende metalmeccaniche della Lombardia e alcune delegazioni provenienti anche da altre regioni del Centro-Nord, per protestare contro il “Jobs act”, la riduzione dei diritti e dei salari, la precarietà, la libertà di licenziare e di delocalizzare, ma anche per condannare i trattati sul libero scambio “che consegnano alle multinazionali poteri superiori a quelli degli Stati”. “Questo è solo l’inizio – ha spiegato Landini – oggi è il primo giorno di sciopero e ne faremo altri prima del 25 ottobre, che sarà un passaggio. Si deve sapere che il Parlamento può votare quello che gli pare ma un Parlamento di quel genere lì, che oggi non sta votando la fiducia ma sta votando la sua sfiducia, perchéé un parlamento che da una delega in bianco ad un governo e non svolge il suo ruolo non serve a nulla se non a difendere i loro posti. E deve sapere che il Paese non si ferma, perché non è vero che il Paese è con Renzi, non è vero”.

Per il leader della Fiom chi sta sfilando in corteo dice a Renzi “che non è sulla strada giusta, perché invece di stare con i lavoratori, ha scelto di stare con quelli che portano i soldi all’estero, con quelli che non vogliono colpire la corruzione e il falso in bilancio. E gli dicono che se vuole cambiare il Paese, deve stare con i lavoratori e se non ci sta, i lavoratori cambieranno il Paese”.

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