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La ricerca dei recuperanti, una vita a caccia di reperti bellici

Il "Museo della Grande Guerra" in Valparola ne espone migliaia

Cortina d’Ampezzo (TMNews) – Si chiamano recuperanti. Cercano, dissotterrano e recuperano il ferro, l’alluminio, l’ottone. Metalli con cui si produce il materiale bellico che è ancora sepolto nelle montagne della Grande Guerra. Un lavoro che spesso si tramanda di generazione in generazione, come nel caso di Loris Lancedelli, recuperante di Cortina d’Ampezzo.”Ho iniziato la mia ricerca circa quaranta anni fa. Ho imparato come recuperare il materiale da mio padre Rolando, che era un recuperante negli anni Trenta. Lui era un bambino di dieci anni, accompagnava gli zii a recuperare i metalli per cercare di venderli per sopravvivere”. Per la generazione del padre, recuperare era una necessità. Per Loris Lancedelli è diventata soprattutto una passione. Che lo ha portato a collezionare migliaia di reperti bellici che ora sono custoditi nel “Museo della Grande Guerra”, da lui diretto. “All’interno del museo abbiamo circa diecimila pezzi. In esposizione ce ne sono 1500”. Il museo si trova in mezzo a una paesaggio lunare tra le montagne della Valparola, dentro al Forte Tre Sassi, uno dei 140 fortini fatti costruire dagli austriaci al confine con il regno d’Italia. Le stanze custodiscono cartoline, lettere dal fronte e giornali d’epoca. Ma anche divise militari, kit di pronto soccorso, medicine. Poi elmetti con i fori dei proiettili, scatolette di cibo, mitragliatrici, cannoni e bombe. Centinaia di oggetti di metallo frutto della faticosa e paziente ricerca di una intera famiglia di recuperanti.

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