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Esempi di autonomia: Trentino, il reddito di garanzia è realtà

Strumento in vigore dal 2009: in 5 anni dimezzata la povertà

Trento (TMNews) – Reddito di garanzia, salario sociale, reddito di cittananza: con nomi vari, in Europa questo strumento di sostegno è già adottato da tempo. In Italia è stato oggetto di dibattito e litigi anche in campagna elettorale. Ma nulla si è fatto. Tranne che in Trentino, dove il reddito di garanzia è stato introdotto dal primo ottobre del 2009, con alla base una convinzione squisitamente pragmatica, come spiega Ugo Rossi, presidente della Provincia Autonoma di Trento. “E’ la convinzione che ogni nucleo familiare debba avere un reddito minimo di riferimento per evitare la sua caduta in povertà e quindi l’aumentare di altre spese sociali. Quello che spendiamo in reddito di garanzia – spiega Rossi – lo risparmiamo da un’altra parte”.Il peso sul bilancio della Provincia Autonoma è tra 18 e 20 milioni e in cinque anni ha permesso di dimezzare il tasso di povertà. Lo strumento prevede una integrazione del reddito fino a 6.500 euro l’anno, cifra calcolata per un single, innalzata in base al numero di componenti del nucleo familiare e corretta in base ad un indicatore dei consumi. Ovviamente sono previsti rigidi controlli e meccanismi temporali per evitare che il reddito garanzia si trasformi in assistenzialismo puro.Insomma è un esempio di welfare virtuoso, ma è esportabile ad altre realtà italiane?”Direi di sì in linea teorica – conferma Rossi – Probabilmente serve una progressività nelle cifre perchè la finanza pubblica nazionale in questo momento non credo sia in grado di sostenere importi come i nostri. Oltretutto il resto del territorio nazionale ha dei tassi di disoccupazione doppi rispetto al nostro e quindi la spesa aumenterebbe di molto”.Il reddito di garanzia è assicurato a tutti i residenti in Trentino da almeno tre anni che accettino la sottoscrizione di un impegno alla ricerca attiva di un lavoro.

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