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Giovedì 30 Marzo 2017

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Bergoglio non fu inerte sui desaparecidos, ne salvò almeno 100

Libro di Nello Scavo fa luce sugli anni della dittatura argentina

Milano (TMNews) – Tra il 1976 e il 1983 Jorge Mario Bergoglio, allora superiore dei gesuiti d’Argentina, ha salvato dalla dittatura dei generali al potere a Buenos Aires almeno un centinaio di persone. E’ “La lista di Bergoglio”, il risultato di un libro-inchiesta edito da Emi e scritto da Nello Scavo, giornalista di Avvenire, che spazza via l’accusa di un comportamento inerte da parte del futuro Papa Francesco di fronte alla tragedia dei 30.000 desaparecidos. Un sospetto comparso subito dopo la sua ascesa al soglio pontificio che Scavo ha inizialmente faticato a scalfire per una riservatezza estrema sull’argomento da parte delle persone più vicine a Bergoglio.”Io non ho avuto nessun contatto con Bergoglio né con il suo ‘entourage’, per quanto l’avessi cercato – spiega – si è preferito non fare credere che ci fosse dietro al mio libro un’operazione di ‘maquillage’ dell’immagine di Bergoglio”.Quella dell’autore è stata dunque una difesa d’ufficio, non voluta, che spiega anche perché allora Bergoglio oggettivamente scelse di non gridare al mondo il dramma del suo Paese.”Questa cosa all’inizio mi aveva molto insospettito – conclude lo scrittore – la ragione che mi sono dato è che tutti i sacerdoti e gli uomini di chiesa che a quell’epoca denunciarono pubblicamente le violazioni dei diritti umani sono stati sistematicamente uccisi o fatti sparire”.Bergoglio dunque scelse la strada più difficile, quella del salvataggio delle singole vite per esempio nascondendo i ricercati nel centro gesuita di San Miguel dove diceva fossero in ritiro spirituale, ma per fare questo serviva anzitutto silenzio.

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