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Venerdì 23 Giugno 2017

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Fondi immobiliari quotati: azioni per il rilancio del real estate

Il confronto tra esperti, Bankitalia, Consob, Abi, Borsa italiana

Roma, (TMNews) – Le criticità e le potenzialità dei fondi immobiliari quotati di fronte alla riduzione dei prestiti delle banche e alla scarsa liquidità che rallentano i progetti di sviluppo del settore immobiliare. Questi i temi discussi al convegno ‘La quotazione dei fondi immobiliari’, organizzato dall’Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito in collaborazione con Sorgente group, in cui si sono confrontati esperti del settore e rappresentanti della Banca d’Italia, di Borsa italiana, Consob e Abi. Lo scenario non è incoraggiante con soli 23 fondi immobiliari quotati alla borsa di Milano. Per Stefano Cervone, direttore generale di Sorgente group, il rischio è che questa industria stia morendo: “Dal 2007 non arrivano nuove iniziative sul mercato e l’attuale capitalizzazione è di poco superiore ai due miliardi di euro”. E questo a fronte di un patrimonio valutato al Nav di circa 5 miliardi di euro; con la formazione del prezzo, determinata dallo scambio anche di poche quote, che non riflette il reale valore del portafoglio. Un tema spinoso poi è l’approssimarsi della scadenza di molti fondi immobiliari quotati che sta deprimendo il settore in questo momento di crisi. Claudio Giannotti di Sorgente group, invita intanto a considerare la possibilità di prevedere finestre di apertura rispetto alla scadenza. Mentre Luca Zeloni di Bankitalia: “una soluzione potrebbe essere un veicolo senza scadenza o le nuove forme di investimento, mi riferisco in particolare alle società di capitale fisso”. Il rilancio dei fondi è necessario, secondo il presidente di Federimmobiliare, Gualtiero Tamburini: “strumenti di investimento immobiliare sono necessari per il nostro Paese; dobbiamo mettere in piedi un sistema che consenta di convogliare efficientemente le risorse. Alcune di queste risorse saranno in strumenti quotati, altre in strumenti non quotati. Credo che per un Paese che vuole essere moderno e all’avanguardia avere una industria di fondi quotati importante sia una cosa che è meglio ci sia piuttosto che non ci sia”.

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