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La mafia nella metanizzazione della Sicilia: sequestro da 48 mln

Nel mirino Gdf patrimonio di uno dei soci della G.a.s. Spa

Palermo, (TMNews) – Tra gli Anni 80 e 90 del secolo scorso hanno metanizzato oltre 70 Comuni in Sicilia e Abruzzo spendendo 400 miliardi di lire di fondi pubblici. Ma la rete del metano non ci sarebbe stata se la Gasdotti azienda siciliana, che aveva come socio occulto Vito Ciancimino, non avesse avuto l’appoggio di Cosa Nostra. A distanza di oltre trent’anni dalla realizzazione di quell’opera, la Guardia di Finanza di Palermo è riuscita a mettere le mani sul patrimonio della famiglia di uno dei due soci della Gas Spa, Ezio Brancato morto nel 2000. Un sequestro preventivo di beni per oltre 48 milioni di euro giunto al termine di un’articolata attività di indagine che ha messo in luce il ruolo dei leader storici di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro, negli affari delle società del gruppo. Brancato, secondo le indagini, aveva sviluppato la propria attività grazie alla protezione di “Cosa Nostra” e ad appoggi politici – in particolare dell’ex sindaco di Palermo Ciancimino – arrivando ad ottenere 72 concessioni distribuire il metano in settantaquattro comuni di Sicilia e Abruzzo. Centrale la ricostruzione della storia economico finanziaria delle società del gruppo e della ricchezza accumulata nel tempo dalla famiglia del fondatore, subentrata nella gestione dopo la sua morte: con la vendita agli spagnoli di Gas Natural, per circa 115 milioni di euro nel 2004, gli eredi sono riusciti a “ripulire” il denaro ottenuto grazie all’appoggio di Cosa Nostra. Oggi il sequestro dei baschi verdi, che tra Sicilia e Sardegna ha messo i sigilli su quote societarie, beni immmobili e disponibilità bancarie.

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