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Sabato 22 Luglio 2017

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San Vittore, leggere per evadere: storie di detenuti-bibliotecari

Viaggio nel carcere milanese dopo i corsi di formazione

Milano (TMNews) – Una biblioteca può cambiare la vita. Soprattutto se si tratta di quella del carcere milanese di San Vittore. Qui, infatti, un gruppo di detenuti ha seguito un corso di formazione professionale per bibliotecari e oggi si raccolgono i frutti dello studio. Paolo è uno dei detenuti che hanno superato il corso. “All’inizio – ci ha raccontato – aiutavo le persone a trovare un libro, le consigliavo. Ma altrettanto cerco di indirizzarli verso una lettura diversa dal solito. Credo fermamente che la lettura sia un privilegio di ognuno e poterla avere è fondamentale”.Francesco, anche lui assegnato al servizio nella biblioteca del terzo raggio, ribadisce l’importanza dei libri per chi è carcerato. “Qui in giro per San Vittore – ci ha spiegato – si possono trovare manifesti che invitano a leggere per evadere. Principalmente l’obiettivo, un po’ fantastico, è quello di convincerli che il libro li aiuterà a non sentirsi in carcere. E funziona, perché il libro questo ti permette di fare”.Soddisfazione per il progetto è espressa anche dalla direttrice della casa circondariale, Gloria Manzelli. “Questo progetto – ha detto ai cronisti – ha anche un valore aggiunto e unisce aspetti importanti per quanto riguarda la fase di recupero dei detenuti: quello del lavoro e dell’attestato professionale da poter spendere anche all’esterno insieme a quello dell’attività all’interno degli istituti penitenziari, in particolare nel settore culturale e della crescita personale”.Tra i promotori del corso anche l’Associazione italiana biblioteche, di cui Stefano Parise è il presidente. “Abbiamo in questo modo – ci ha spiegato – cercato di interpretare due concetti che riteniamo molto importanti: primo che la lettura nelle carceri dà una dimensione di normalità alla permanenza dei detenuti in questa situazione. La seconda è quella di dare degli strumenti alle persone che gestiscono le biblioteche all’interno del carcere di San Vittore per gestire al meglio questo servizio”.Tra i detenuti bibliotecari ci sono anche stranieri, come Issam, che professa una profonda fiducia verso i libri. “Perché qua non ci sono odori, non ci sono sapori. Leggendo un libro – ha raccontato – trovi tutte quelle cose che qui mancano”.Nonostante il clima sereno e in un certo senso “edulcorato” dell’incontro con la stampa, però, i problemi dei detenuti restano molti, a partire dalle difficoltà che, in ogni caso, troveranno al momento di tornare in libertà. Quando esci è uguale – ci ha detto Issam – la crisi è sempre la stessa, non c’è lavoro, non ci sono case, non ci sono fondi. Siamo sempre lì, è una ruota che gira, un cane che si morde la coda”.E se c’è molta soddisfazione per il corso che hanno potuto sostenere, i tre bibliotecari non dimenticano che a molti loro compagni queste possibilità restano precluse. “Ce ne vogliono di più – ha aggiunto Paolo – perché noi siamo tre in questo caso, ma qui ci sono migliaia di persone. Dovremmo estendere queste opportunità un po’ a tutti”.Insomma è possibile che quello che la stampa ha potuto vedere in questa visita a San Vittore non sia esattamente il “vero carcere”, però tutto ciò accade senza dubbio in un carcere vero. E, una volta chiuse le porte della biblioteca, per i detenuti si riaprono inesorabilmente quelle delle celle.

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