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“Killing fields” museo al terrore: moniti e rischi banalizzazione

In mostra in Cambogia i reperti degli stermini dei khmer rossi

Milano, 27 lug. (TMNews) – I “killing fields” cambogiani, spettrale teatro dei massacri di massa sotto il regime comunista di Pol Pot, si trasformano in museo. Nhem En era il fotografo ufficiale nel centro torture di Tuol Sleng a Phnom Penh, incaricato di immortalare i volti di migliaia di prigionieri prima delle esecuzioni di massa. Ora spera di aprire un museo ad Anlong Veng, nella Cambogia settentrionale, l’ultima roccaforte khmer a cadere.”Se la esporrò, questa la chiamerò “la macchina fotografica della morte” per tutti gli uomini che ho dovuto fotografare prima dell’esecuzione. Questa ormai è diventata storia”.I campi di sterminio dei khmer rossi, resi famosi dal film “Urla del silenzio” di Roland Joffé, secondo la peggior tradizione concentrazionaria furono anche campi di lavoro forzati dove venne costretta la maggior parte della popolazione cambogiana in condizioni che spesso provocavano la morte per fame o sfinimento. Oltre due milioni le vittime accertate. Ora il governo vuole mostrare al mondo le macabre testimonianze di quell’agghiacciante sterminio riunite ad Anlong Veng. Come spiega il ministro del turismo cambogiano Ruos Ren:”Si tratta dell’ultimo quartier generale di quel regime genocida e così i giovani cambogiani potranno conoscere la loro storia e impedire che tutto ciò si possa ripetere”.(Immagini di AFP)

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