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Giovedì 27 Luglio 2017

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Le mani della mafia su agroalimentare: business da 12,5 mld annui

Rapporto Eurispes-Coldiretti, fenomeno diffuso al Sud

12,5 miliardi di euro: tanto vale il business dell’agroalimentare per la criminalità organizzata. Dopo il settore edile, i rifiuti e il traffico di droga, il controllo si è esteso anche a questo settore, che ogni anno in Italia produce circa il 10% del Pil. A tracciare il quadro è il primo rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari in Italia. Il 70% del fatturato incassato nel 2009 dalle mafie, cioè 3,7 miliardi, viene da reinvestimenti in attività illecite: dai furti di attrezzature e mezzi agricoli all’abigeato, dalle macellazioni clandestine al danneggiamento delle colture, ma anche usura, racket, abusivismo, caporalato, truffe all’Unione europea.Nella cartina geografica della criminalità spiccano le regioni meridionali: la ‘ndrangheta non abbandona mai il controllo del territorio, la camorra investe i capitali illeciti in aziende agrarie, appezzamenti di terreno e caseifici. In Sicilia un’importante inchiesta è stata avviata per analizzare le infiltrazioni nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa. Infiltrazioni sono segnalate anche in Basilicata, nel Lazio, nella gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi, e in Umbria. La novità del rapporto è la massiccia espansione anche al Nord, nelle grandi aree metropolitane.

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