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Venerdì 24 Marzo 2017

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Scienza e tecnologia insieme per difendere il Canale di Sicilia

Area minacciata dalle trivellazioni petrolifere

Ricerca scientifica e tecnologia si uniscono per difendere l’ambiente e la biodiversità: succede nel Canale di Sicilia, al centro di un progetto iniziato nel 2009 e svolto da un gruppo di ricercatori dell’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.Nelle isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa si riproducono il grande squalo bianco e le tartarughe marine e si alimentano le balenottere: in questi anni i ricercatori hanno anche scoperto specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, ai piccoli dello squalo bianco. Una ricchezza naturale che ora è a rischio: nella zona sono cominciate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi, scatenando la protesta degli abitanti.Un ruolo fondamentale nel progetto l’ha giocato e lo gioca la tecnologia, con strumenti come il robot sottomarino ROV, che esplora l’ambiente sino a 500 metri di profondità e cattura immagini in alta definizione di pesci e coralli mai osservati prima nel loro ambiente naturale. Trasmettitori satellitari e acustici vengono poi usati per studiare spostamenti e migrazioni di mante, cernie e dentici. Un impegno scientifico con l’obiettivo di evitare che disastri ambientali come la marea nera nel Golfo del Messico si ripetano.

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