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Marea nera al nord della Sardegna, ecosistema a rischio

inacciato Santuario cetacei, Greenpeace: disastro annunciato

Migliaia di litri di idrocarburi che da un oleodotto finiscono in mare, per poi estendersi per 18 chilometri lungo le coste del nord della Sardegna, da Porto Torres a Santa Teresa di Gallura. partito l’11 gennaio dall’impianto della società E.On di Fiumesanto lo sversamento di olio combustibile che ha invaso alcune tra le spiagge più belle e famose dell’isola, compresa La Pelosa: una marea nera che minaccia l’ecosistema della zona. A rischio, denuncia Greenpeace, il santuario dei cetacei, un’area protetta creata nel 1999 con un accordo Italia-Francia-Monaco, che si estende dalla Costa azzurra alla Liguria, sino alla Corsica e al Nord della Sardegna, con l’obiettivo di tutelare gli animali che vi abitano. Per l’associazione ambientalista quello di Porto Torres era un disastro annunciato, come spiega Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare. La vicenda è al centro di un’inchiesta giudiziaria, che ha portato al sequestro di parte dell’oleodotto e all’iscrizione nel registro degli indagati del responsabile dell’impianto per disastro ambientale. La multinazionale E.On ha riconosciuto da subito le sue responsabilità: sono in corso le operazioni di bonifica e pulizia da parte di squadre specializzate, seguite anche dall’Arpas, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Gli idrocarburi, dice Legambiente Sardegna, non si sarebbero depositati sui fondali: come si evolverà la situazione nelle spiagge sporche di catrame e bitume dipende anche dalle condizioni climatiche.

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