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Napoli, rifiuti in mare: un’inchiesta lunga tre anni – scheda

Usati depuratori non idonei per smaltimento percolato, 14 arresti

Il ‘percolato’ prodotto nelle discariche campane finiva direttamente in mare, per risparmiare tempo e denaro. Una accusa grave, che ha portato la procura di Napoli a disporre 14 arresti eseguiti dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli e dai carabinieri del Noe. A finire ai domiciliari anche due nomi importanti nella gestione dei rifiuti campani: l’ex vice di Bertolaso, Marta Di Gennaro e il prefetto Corrado Catenacci. Tra gli indagati, invece, figura l’ex presidente della Campania Antonio Bassolino. L’indagine è una prosecuzione di quella conclusa nel maggio 2008, quando con l’operazione ‘Rompiballe’ vennero arrestate 25 persone per traffico illecito di rifiuti. Questa volta la Procura di Napoli ha acquisito “gravi indizi di colpevolezza” nei confronti di ex politici, professori universitari, dirigenti della P.A. e tecnici che si sono avvicendati al Commissariato per l’emergenza rifiuti dal 2006 al 2008. In qualità di responsabili dello smaltimento del ‘percolato’ , avrebbero usato i sette impianti di depurazione di acque reflue pur sapendo che non erano idonei, con il risultato che i liquami finivano dritti in mare, così come erano.

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