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pubblicato il 22/apr/2015 20:58

Italicum in aula lunedì. Si tenta un patto su voto segreto e fiducia

Minoranza Pd divisa, Forza Italia attacca ma i numeri sono dalla parte di Renzi

Italicum in aula lunedì. Si tenta un patto su voto segreto e fiducia

Roma, 22 apr. (askanews) - Definito il timing dell'Italicum. La legge elettorale approderà in Aula alla Camera lunedì prossimo, il 27 aprile, dove inizierà la discussione generale, poi entrerà nel vivo la settimana successiva, ma comunque entro i primi di maggio avrà il via libera definitivo. E' quanto stabilito dalla maggioranza e dal governo. Dopo la diserzione delle opposizioni in commissione, che ha dato il mandato ai relatori, Gennaro Migliore e Francesco Paolo Sisto, ora la trattativa si è spostata sulla questione fiducia-voto segreto. Il Pd sta cercando di convincere i gruppi di opposizione a rinunciare ai voti segreti offrendo in cambio la rinuncia a porre la questione di fiducia, considerata da molti uno strappo eccessivo. Un tentativo esplicitato da un appello di Area popolare "rivolto a tutti i gruppi parlamentari affinché si rinunci alla richiesta di voto segreto. La legge elettorale - dice Ap - regola la modalità di espressione della sovranità popolare ed è bene che il dibattito e il voto su di essa siano alla luce del sole" ma nello stesso tempo "bisogna evitare in tutti i modi il ricorso alla fiducia". Anche il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha chiesto alle opposizioni di rinunciare a chiedere il voto segreto perchè la battaglia sulla legge elettorale "si deve fare a viso aperto". Ma sono in pochi al momento a fidarsi di un compromesso simile, dunque è difficile dire come si concluderà questa partita. Anche perchè secondo il regolamento parlamentare sia il voto segreto che la questione di fiducia si possono chiedere all'ultimo momento in Aula, anche su ogni singolo articolo della riforma. Ha sancito la sua secca bocciatura anche Silvio Berlusconi definendo l'Italicum un sistema autoritario con cui Renzi spera di prendere tutto il potere anche con pochi voti. E al momento il più agguerrito nemico della riforma è proprio il capogruppo di Fi, Renato Brunetta, che già da ieri ha minacciato la richiesta di voto segreto sul voto finale. Anche per gli esponenti della minoranza Pd la questione di fiducia rappresenta un problema in più perchè Renzi confermerebbe così che per lui la riforma elettorale è questione vitale per la stessa esistenza del governo e della legislatura, sottrarsi dunque avrebbe conseguenze pesanti sul principale partito di governo. La minaccia della fiducia ha perciò diviso ancora di più una componente che già si stava posizionando in ordine sparso. Se all'inizio della battaglia parlamentare si parlava di una settantina di dissidenti, ora si sono ridotti forse a una trentina, a detta degli stessi esponenti della minoranza. Così, numeri alla mano, calcolando in 400 circa i deputati della maggioranza, tra Pd, Ap, Sc, PI, gruppo Misto e Autonomie, nel segreto dell'urna rischiano di venire a mancare tra i 50 e i 70 voti, sommando i malpancisti dem e quelli di altri gruppi che sostengono il governo, come Udc e Scelta civica. Ma col voto segreto potrebbero esserci anche "soccorsi" da quella componente di Fi che da sempre non ha condiviso la rottura del patto del Nazareno, ossia i verdiniani. Insomma l'ok definitivo all'Italicum non dovrebbe correre rischi. I numeri dunque danno ragione a Renzi che è tornato a ribadire che non si farà fermare dalla palude e che vuole andare avanti, come dice un renziano: "Renzi non vuole essere il capo di un governo che per l'ennesima volta, come accaduto ai suoi predecessori, fallisce sulle riforme, perciò ci ha messo la faccia e ha messo in gioco il suo governo sull'Italicum". Red

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