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Domenica 10 febbraio 2019 - 15:45

Baglioni: “Ora ho bisogno di un po’ di ombra”

"Festival gestito dal solo televoto se vuole essere popolare"
Baglioni: “Ora ho bisogno di un po’ di ombra”

Roma, 10 feb. (askanews) – “Mi sono volontariamente separato dalle cose extra festival perché l’attenzione sarebbe andata a danno di tutta la macchina”. Così Claudio Baglioni ha parlato in conferenza stampa del suo futuro: “Dal momento in cui si sovrintende a tutti i meccanismi del festival ci si deve spersonalizzare. Ho detto che non avrei raccolto nessuna delle polemiche, ho creato una zona di silenzio perché diversamente ci sarebbe stato nocumento al festival. A questo punto ho tanto bisogno di ombra almeno per qualche settimana e poi tornerò sotto i riflettori per il mio percorso visto che ho il tour”. Sui sistemi di voto ed il peso delle giurie aggiunge: “Sono d’accordo su due linee: o il festival diventa di nuovo, come sono le mostre di altre discipline, deciso da addetti ai lavori o questa mescolanza con tre o quattro giurie rischia di essere discutibile. Qualsiasi direttore artistico si trova cose delle edizioni precedenti, come delle incrostazioni, cose acquisite nel tempo che sono difficili da cambiare. C’è un atteggiamento di paura nei confronti della sala stampa, ad esempio. Mi hanno spiegato che togliendole il voto si teme di suscitare un atteggiamento ostile. Se vuole essere popolare, io credo che il festival possa essere gestito solo dal televoto. L’altro elemento è la giuria d’onore, un retaggio televisivo. Io adesso lo dico: il mio consiglio è di scegliere una linea o l’altra”. Infine sottolinea: “La musica mi sembra sia stata la vera vincitrice. Le canzoni, lo dico forse per l’ultima volta, sono arte tascabili e pietre dure. Hanno lavorato tutti molto bene, anche se non era semplice. Si è parlato anche molto di contenuti e questo premia il nostro lavoro. Di musica ce n’è tanta in tv ma spesso viene usata in funzione gregaria, poco in maniera propositiva e spero che il festival possa suggerire un palinsesto per la musica popolare perché pubblico ce n’è al di là di picchi e curve”

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