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Martedì 13 febbraio 2018 - 18:02

PyeongChang, la giornata delle medaglie di Fontana e Pellegrino

Primo Oro Italia. Malagò: cominciavo sentire brutti ragionamenti
PyeongChang, la giornata delle medaglie di Fontana e Pellegrino

Pyeongchang (Corea del Sud), 13 feb. (askanews) – Una giornata particolare: nell’arco di 27 minuti l’Italia delle Olimpiadi invernali festeggia due medaglie pesanti, prima l’Oro di Arianna Fontana nei 500 metri dello short track, quindi l’argento di Federico Pellegrino nello sprint a tecnica classica del fondo. Entrambe le gare, anche se poi nello short track la coreana che era arrivata seconda è stata squalificata, decise da sprint vincenti degli atleti azzurri al fotofinish, uno per la vittoria, l’altro per il secondo posto. Così, nel giorno in cui anche Dominik Windisch ha finalmente portato a Casa Italia la medaglia di Bronzo del biathlon, il medagliere azzurro fa un grosso passo in avanti: ora con le tre medaglie, una per ogni colore, la nostra Nazionale è al nono posto, davanti sia alla Corea del Sud sia alla rappresentativa degli Atleti olimpici russi.

“Finalmente il mio sogno è diventato realtà, lo sognavo da tanto tempo, ma viverlo è ancora meglio – ha detto da neo campionessa olimpica Arianna Fontana- Ritiro? Ho ancora altre gare”, ha aggiunto.

“Tutto è andato esattamente come doveva andare – ha invece commentato a caldo Federico Pellegrino – l’unico intoppo è stato non credere completamente in me stesso, perché avrei potuto risparmiare un po’ di energia nelle batterie precedenti alla finale. Conosco bene i miei avversari però, e non li ho mai battuti nel classico quindi dovevo usare tutte le mie qualità per uscirne vincitore”. Oggi il norvegese Klaebo appariva imprendibile, ma Pellegrino non si lascia intimorire in vista delle prossime gare. “Klaebo – ha concluso l’atleta azzurro – non era impossibile da battere, ma oggi ha dimostrato di essere troppo giovane e troppo forte per me nella tecnica classica. Tra una settimana riproverò a batterlo e il mio obiettivo l’ho già raggiunto quindi non avrò nulla da perdere”.

Stanco, provato, ma entusiasta, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, dopo le gare è tornato a festeggiare a Casa Italia. “Siamo proprio contenti – ha detto ai cronisti che lo apsettavano – chi sta qui sa che è una sofferenza, dopo la medaglia persa l’altro giorno da Dominik (Fischnaller, ndr), cominciano tutti magari a fare dei brutti ragionamenti, però oggi è stata una giornata strepitosa”. Malagò ha seguito direttamente la finale dello short track. “La gara di Arianna – ha aggiunto il presidente – è stata impressionante, una personalità, una sicurezza, una determinazione, tutto il pubblico che tifava per l’atleta di casa, peraltro numero uno del ranking, poi c’è stato questo thriller finale che non si sapeva bene cosa fosse successo. Lei era veramente commossa, piangeva. Tutta la squadra, gli allenatori, bravo Andrea Gios, brava la Federazione, il marito. Vincere un oro da portabandiera – ha concluso il presidente del Coni – è veramente qualcosa di molto importante, dobbiamo andare indietro di molti anni, credo Deborah Compagnoni a Lillehammer nel 1994, parliamo di 24 anni fa, pensate quanta acqua è passata. Andiamo avanti abbiamo tanti giorni. Io sono sempre stato fiducioso, l’ho sempre detto magari anche esponendomi, sono fatto così”.

La mattina di gare aveva visto anche, finalmente, il debutto dello sci alpino con la combinata maschile. Su una pista di discesa accorciata sempre per colpa del vento i velocisti azzurri hanno faticato anche nella prima manche, non riuscendo a recuperare nello slalom: alla fine Fill e Parsi sono usciti, mentre Innerhofer è arrivato fino in fondo, ma solo con il quattordicesimo tempo. A vincere, con una prova di forza che il percorso poteva fare ipotizzare, l’austriaco Marcel Hirscher, star del circo bianco mondiale.

Tra tante notizie di sport, anche una di cronaca dalla Corea: mentre i casi di Norovirus arrivano a sfiorare i 200 le autorità hanno comunicato che il contagio si è diffuso attraverso acqua di cucina utilizzata in una struttura dove erano alloggiate le guardie di sicurezza private in servizio per le Olimpiadi.

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