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pubblicato il 20/gen/2016 20:23

Italia Creativa: cultura vale 47 miliardi e un milione occupati

Franceschini: dobbiamo investire di più sul contemporaneo

Italia Creativa: cultura vale 47 miliardi e un milione occupati

Milano (askanews) - Quarantasette miliardi di euro di valore economico, pari al 2,9% del Pil, e quasi un milione di occupati, il 41% dei quali under 40. Sono le principali cifre che emergono dallo studio "Italia Creativa", realizzato da EY con il supporto del Mibact e delle associazioni di categoria del mondo della cultura, Siae in primis, presentato alla Triennale di Milano. Ospite d'onore il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che ha sottolineato lo "straordinario lavoro" sulla tutela del passato, ma anche la necessità di fare di più oggi.

"Abbiamo investito poco sul presente - ha detto il ministro - sul contemporaneo, sui talenti, sulle industrie culturali creative. Abbiamo dimenticato che anche il Colosseo è stato architettura contemporanea, che Michelangelo è stato pittura contemporanea, che Verdi e Puccini sono stati musicisti contemporanei, e l'Italia è piena di talenti e di creatività, di giovani e grandi maestri. E soprattutto questa creatività italiana può diventare, come dimostrano i numeri di oggi, un veicolo formidabile per la crescita".

La ricerca ha preso in considerazione gli undici settori più rappresentativi dell'industria della cultura e della creatività nel nostro Paese: architettura, arti visive e performative, cinema, libri, musica, pubblicità, quotidiani e periodici, ma anche radio, televisione e home entertainment, videogiochi. A tirare le somme, in un certo senso, l'amministratore delegato di EY in Italia, Donato Iacovone. "Quando si pensa alla cultura - ci ha detto - si pensa sempre che non ci si possa mangiare con la cultura, che sia, tutto sommato, un'attività quasi di terzo settore e che deve essere finanziata dallo Stato. In realtà deve essere supportata dallo Stato, ma molte aziende, molti operatori privati ci sono e quindi con la cultura in realtà si fa business".

Un business che ancora, nonostante le potenzialità del nostro Paese, rimane più debole rispetto, per esempio, alla vicina Francia, che vanta nel settore creativo 300mila occupati in più e 15 miliardi di maggiore valore. Un gap che si vorrebbe colmare indirizzando al meglio gli investimenti. Perché se, come ha detto dal palco della Triennale il presidente della Siae Filippo Sugar, quella della cultura è l'ultima grande impresa rimasta al nostro Paese, allora si capisce che si tratta di una sfida cruciale.

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