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Giovedì 22 ottobre 2020 - 14:00

Esa, a misurare la radiazione spaziale ci pensa Dosis-3D

L'esperimento a bordo della Iss misura i livelli dal 2009
Esa, a misurare la radiazione spaziale ci pensa Dosis-3D

Roma, 22 ott. (askanews) – La sonda Soyuz MS-17, arrivata il 14 ottobre alla Stazione Spaziale Internazionale, dopo solo tre ore dal lancio, con a bordo tre astronauti ha portato con sé anche un po’ di scienza, incluso Dosis-3D, un esperimento tra i più longevi dell’ESA dedicato al monitoraggio delle radiazioni a bordo della ISS. Dosis-3D, attivo dal 2009, aiuta i ricercatori a comprendere la radiazione spaziale e come penetra nelle pareti della Stazione.

Attaccati con il velcro sulle pareti in varie zone della Stazione Spaziale Internazionale, i dosimetri – della dimensione di un mazzo di carte da gioco – avvolti in involucri arancioni, raccolgono informazioni sui livelli di radiazione.

L’esperimento, in diverse forme, monitora i livelli di radiazioni dal 2009 e le buste vengono cambiate dopo ogni rotazione dell’equipaggio, circa ogni sei mesi. I rilevatori registrano quanta radiazione è stata assorbita in totale durante il periodo in cui si trovano nello spazio.

Oltre ai rilevatori passivi, Dosis-3D utilizza dosimetri attivi che misurano le fluttuazioni dei livelli di radiazione nel tempo. I rilevatori di radiazioni attivi e passivi – spiega l’Esa – vengono utilizzati per mappare le radiazioni in tutti i moduli e i dati vengono poi condivisi per avere un’immagine quanto più completa possibile della radiazione spaziale.

I livelli di radiazione nello spazio possono essere 15 volte superiori a quelli sulla Terra. Non appena gli esseri umani lasciano lo scudo protettivo rappresentato dall’atmosfera terrestre, le radiazioni spaziali diventano una seria preoccupazione. In vista di viaggi spaziali più lunghi con le prossime missioni umane verso la Luna e poi Marte, è necessario proteggere in modo adeguato gli astronauti. I dati raccolti grazie a Dosis-3D potranno contribuire alla progettazione di veicoli spaziali più resistenti alle radiazioni.

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