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Mercoledì 14 ottobre 2020 - 13:45

Esa, fibre di lino al posto del carbonio per i futuri satelliti

Per uno spazio più pulito: meno emissioni di CO2 e meno detriti
Esa, fibre di lino al posto del carbonio per i futuri satelliti

Roma, 14 ott. (askanews) – Fibre naturali come il lino sembrano avere le carte in regola per essere utilizzate in ambito spaziale, contribuendo anche alla riduzione dell’impatto ambientale delle tecnologie del settore. È quanto emerge dal progetto Bio-Composite Structure in Space, dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in collaborazione con le società svizzere Bcomp e Ruag.

Le fibre della pianta del lino, se inserite all’interno dei pannelli satellitari al posto delle fibre di carbonio, possono aiutare nello smaltimento dei satelliti durante il rientro in atmosfera, poiché contribuirebbero a far bruciare più rapidamente il satellite, rendendo questo processo più sicuro.

I test condotti dall’Esa su questo composito in fibra naturale hanno aiutato gli esperti a trovare anche altri utilizzi a terra. Ad esempio la McLaren Racing ha collaborato con Bcomp per produrre il primo sedile da corsa in fibra naturale composita di Formula 1. Possedendo proprietà di smorzamento delle vibrazioni migliorate rispetto a un sedile CFRP tradizionale, il nuovo materiale offre anche più ampie possibilità di sicurezza: le fibre di carbonio sono note per scheggiarsi durante gli incidenti, forare le ruote e potenzialmente ferire i conducenti.

Due le motivazioni – riporta Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – che hanno spinto il team Esa a proseguire in questo progetto. In primo luogo la riduzione degli impatti ambientali della produzione spaziale, uno degli obiettivi principali dell’iniziativa Clean Space dell’Esa. Secondo le analisi condotte, le fibre del lino potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica fino al 75% rispetto alle stesse parti in fibra di carbonio.

Inoltre, sempre in rifermento al Clean Space e ai requisiti richiesti dalla politica europea di mitigazione dei detriti spaziali, gli esperti hanno trovato nelle fibre del lino un materiale in grado bruciare non solo più rapidamente ma completamente durante il rientro atmosferico.

Attraverso test condotti su una versione di prova di un pannello del satellite Sentinel-1 del programma europeo Copernicus, il team ha scoperto che le fibre di lino “hanno un’espansione termica eccezionalmente bassa – che è buona in termini di temperature estreme dello spazio orbitale – così come un’elevata rigidità specifica e una forza che può essere mantenuta fino alle temperature criogeniche”, come spiega lo specialista di materiali e processi dell’Esa Ugo Lafont.

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