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Giovedì 17 settembre 2020 - 17:07

Horizon Impact Award: in finale il progetto a guida italiana UBORA

Piattaforma Ue-Africa per soluzioni biomediche. Lo coordina Unipi
Horizon Impact Award: in finale il progetto a guida italiana UBORA

Roma, 17 set. (askanews) – C’è anche un progetto di ricerca guidato dall’Italia tra i 10 finalisti della seconda edizione dell’Horizon Impact Award, premio nato lo scorso anno per sottolineare i benefici socio-economici degli investimenti europei in ricerca e innovazione e destinato a quei progetti finanziati dall’Unione europea che hanno avuto un importante impatto sulla società. Il 23 settembre a Bruxelles durante gli European Research and Innovation Days saranno annunciati i vincitori, a cui andrà un premio di 10mila euro ciascuno.

Il progetto guidato dall’Italia selezionato tra i finalisti del premio europeo si chiama UBORA (che in lingua Swahili vuol dire “eccellenza”) ed è coordinato da Arti Ahluwalia, direttrice del Centro di ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa e da Carmelo De Maria, ricercatore dello stesso centro, entrambi docenti del Dipartimento dell’Ingegneria dell’Informazione. Sei i partner del progetto – la Kenyatta University (Kenya), il Royal Institute of Technology (Svezia), la University of Tartu (Estonia), il Technical University of Madrid (Spagna), l’Uganda Industrial Research Institute (Uganda) e l’azienda estone AgileWorks – che ha ricevuto un finanziamento nell’ambito di Horizon2020 di quasi un milione di euro (400mila euro la quota dell’ateneo pisano) per costruire tra Europa e Africa una piattaforma virtuale per condividere nuove soluzioni, basate su tecnologie open source, in grado di dare risposte alle sfide nel campo della salute.

Nei due anni del progetto, concluso il 30 giugno 2019, su UBORA sono stati progettati e implementati dispositivi medicali basati su tecnologie open source in grado di dare risposte adeguate alle sfide nel campo della salute, con grande attenzione per la specificità del contesto e per i bisogni dei diversi Paesi. Le università europee e africane coinvolte, con i loro centri di ricerca tecnologici, hanno combinato la filosofia dell’open design con le norme di sicurezza basate sulle linee guida europee. Grande spazio è stato dato inoltre alle attività di formazione attraverso corsi e Summer School in cui i bioingegneri di entrambi i continenti hanno avuto modo di progettare dispositivi medici, efficienti, efficaci, sicuri e progettati per rispondere alle diverse caratteristiche del contesto africano ed europeo.

Il progetto si è concluso ma la piattaforma UBORA va avanti, arricchendosi di nuovi contribuiti, sviluppando altri progetti e aumentando il numero di utilizzatori che ha subito un’impennata durante il lockdown come spiegano ad askanews i ricercatori Arti Ahluwalia e Carmelo De Maria. “Attualmente sono circa 1.200 le persone che utilizzano la piattaforma virtuale per studiare e progettare dispositivi medici. Piattaforma – sottolinea Arti Ahluwalia – che ha mostrato ancora di più la sua efficacia e la sua utilità nel periodo di lockdown legato alla pandemia di Covid-19, dando la possibilità agli utenti di ogni parte del mondo di rimanere in contatto senza interruzioni e di lavorare comunque insieme allo sviluppo di soluzioni utili nell’emergenza come dispositivi di protezione e ventilatori”.

“Ad oggi – spiega Carmelo De Maria – sono stati sviluppati circa 200 dispositivi medici di diverso tipo: dispositivi di protezione personale, stampelle, strumenti per la chirurgia, per la diagnosi dei tumori, defibrillatori, sensori, ecc. Due di questi sono in fase di industrializzazione. Un ventilatore polmonare disegnato su UBORA dagli studenti della Kenyatta University a Nairobi è in clinical trial in Kenya. Le stampelle che usa l’atleta paralimpico Andrea Devicenzi, che in questi giorni sta percorrendo i 900 chilometri della Via Postumia da Grado a Genova, ad esempio, sono state sviluppate anche con il contributo dell’Università di Pisa e di UBORA”.

La piattaforma – spiegano i coordinatori – ha sia un obiettivo di formazione (oltre 400 studenti l’anno in 7 università hanno seguito corsi sulla piattaforma) che di design e sviluppo di dispositivi. Su UBORA va sia chi ha un problema e cerca una soluzione sia chi ha un’idea e cerca aiuto per svilupparla. “UBORA fornisce una sorta di schema di progetto che permette a chi ha un’idea che vuole sviluppare di sapere come raggiungere l’obiettivo, attraverso quali step, potendo contare sull’apporto di altri utenti che possono avere il know how utile per realizzare quel prodotto”, spiega De Maria. L’idea alla base di UBORA, aggiunge, “è che l’accesso a strumentazione medica di qualità deve essere garantito a tutti e questo obiettivo si può raggiungere solo rispettando quelle che sono le specificità locali. I primi a credere in UBORA sono stati i Paesi che ne avevano più bisogno, come ad esempio il Kenya”.

“In questo momento – conclude Arti Ahluwalia – è importante concentrare gli sforzi della ricerca per il cambiamento. C’è proprio bisogno di cambiare: cambiare i paradigmi, cambiare il nostro impatto sul pianeta, sull’ambiente. UBORA fa la sua parte cambiando il modo di progettare e realizzare dispositivi medicali, basandosi sulla collaborazione, sullo scambio di conoscenze e sulla capacità di adattare le tecnologie per la salute alle necessità locali. UBORA è un esempio di collaborazione scientifica mondiale e di interdisciplinarietà. È un progetto in divenire, una sorta di Wikipedia dei dispositivi medici”.

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