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Martedì 4 agosto 2020 - 12:43

Fisica, dal Cern nuovi risultati su proprietà del bosone di Higgs

ATLAS e CMS: evidenza sperimentale del decadimento in due muoni
Fisica, dal Cern nuovi risultati su proprietà del bosone di Higgs

Roma, 4 ago. (askanews) – Gli esperimenti ATLAS e CMS del CERN hanno annunciato nuovi risultati che indicano che il bosone di Higgs decade in due muoni: particelle elementari di seconda generazione, simili agli elettroni ma più pesanti. I lavori sono stati presentati alla conferenza internazionale di fisica delle alte energie ICHEP 2020, in corso a Parga, in modalità virtuale.

Questi risultati, – si legge sul sito dell’INFN – ottenuti studiando un fenomeno raro che coinvolge solo un bosone di Higgs su 5000, indicano per la prima volta che il bosone di Higgs interagisce con particelle elementari di seconda generazione.

Dopo la scoperta del bosone di Higgs, annunciata al Cern nel 2012, i fisici hanno studiato questa particella, prodotta nelle collisioni dell’acceleratore LHC attraverso le particelle in cui si trasforma (il processo è chiamato decadimento) e in questo caso hanno osservato, con una significatività di 3 sigma – lo standard per annunciare una evidenza sperimentale – per l’esperimento CMS e di 2 sigma per l’esperimento ATLAS, il raro decadimento del bosone di Higgs in due muoni.

“CMS è orgoglioso di aver raggiunto questa sensibilità al decadimento dei bosoni di Higgs in muoni e di portare le prime prove sperimentali dell’evidenza di questo processo. Il bosone di Higgs sembra interagire anche con particelle di seconda generazione in accordo con la previsione del Modello Standard: un risultato che sarà ulteriormente perfezionato con i dati che prevediamo di raccogliere nella prossima serie”, sottolinea Roberto Carlin, spokesperson di CMS e ricercatore INFN.

“La soglia dell’evidenza sperimentale di questo importante processo è stata raggiunta dall’esperimento CMS anche grazie all’utilizzo di strumenti di Deep Learning, ovvero le tecniche sviluppate nel campo dell’Intelligenza Artificiale e utilizzate dai colossi informatici nei nostri cellulari o nelle auto a guida autonoma” commenta Andrea Rizzi, Physics Coordinator di CMS e ricercatore INFN.

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