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Mercoledì 24 giugno 2020 - 14:21

Si chiama Dimorphos asteroide bersaglio missioni difesa planetaria

Nasa ne devierà traiettoria e l'Esa studierà effetti dell'impatto
Si chiama Dimorphos asteroide bersaglio missioni difesa planetaria

Roma, 24 giu. (askanews) – Il minuscolo asteroide bersaglio delle missioni per la difesa planetaria Dart della Nasa e Hera dell’ESA ha finalmente ricevuto il suo nome ufficiale. Dopo anni di soprannomi informali e designazioni temporanee, il più piccolo della coppia di asteroidi Didymos (in greco “gemello”) è stato formalmente battezzato dall’Unione Astronomica Internazionale ‘Dimorphos’ (“che ha due forme”). Il corpo principale di Didymos misura circa 780 metri di larghezza, con la sua piccola luna precedentemente senza nome di circa 160 metri di diametro, approssimativamente delle dimensioni della Grande Piramide d’Egitto.

La scelta del nome da parte dell’International Astronomical Union arriva a pochi giorni dall’Asteroid Day, riconosciuto dalle Nazioni Unite, che il 30 giugno celebra nel mondo gli asteroidi e il loro ruolo nella formazione del sistema solare, il possibile sfruttamento delle loro risorse e anche i programmi allo studio per difendere il nostro pianeta da un possibile impatto con oggetti celesti. La data è stata scelta per ricordare l’impatto di Tunguska che il 30 giugno 1908 abbatté molti milioni di alberi su un’area di 2.200 kmq di territorio siberiano, risultati che sarebbero stati disastrosi sopra una zona popolata.

Nel 2022, la piccola luna Dimorphos sarà l’obiettivo del Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA, la prima dimostrazione su vasta scala di una tecnologia di deflessione degli asteroidi per la difesa planetaria. La missione di Hera dell’ESA – informa l’Agenzia spaziale europea – sarà lanciata due anni dopo, per eseguire un’indagine ravvicinata di Dimorphos, insieme al suo asteroide madre, a seguito dell’impatto di DART.

Il nome Dimorphos – in greco “che ha due forme”, dice Kleomenis Tsiganis, scienziato planetario dell’Università Aristotele di Salonicco e membro dei team DART e Hera, che ha suggerito il nome, “è stato scelto in previsione del suo futuro status di primo corpo celeste il cui ‘fisico’ è stato intenzionalmente modificato dall’intervento umano, l’impatto di DART. Quindi, sarà noto con due forme molto diverse, quella vista da DART prima dell’impatto e l’altra vista da Hera, qualche anno dopo”.

Si prevede che l’impatto cinetico di DART su Dimorphos cambierà la sua orbita attorno a Didymos e creerà un sostanziale cratere, che sarà studiato dalla navicella spaziale Hera quando arriverà diversi anni dopo. L’impatto DART sarà registrato dal LICIACube(Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), un CubeSat il cui progetto è coordinato dall’Agenzia spaziale italiana, dispiegato da DART diversi giorni prima.

“In passato lo abbiamo chiamato Didymos-B, o Didymoon, ma l’obiettivo della nostra missione ha finalmente un nome ufficiale, confermato dall’Unione Astronomica Internazionale, IAU”, commenta Ian Carnelli, che gestisce Hera per l’ESA. “È un altro piccolo passo per far sembrare la nostra destinazione un luogo reale, proprio come gli astronomi di tutto il mondo stanno osservando quello che è attualmente solo un minuscolo punto nel cielo per raccogliere tutti i dettagli pratici possibili, a sostegno della pianificazione di DART e Hera. Non vediamo l’ora di vedere che aspetto ha da vicino e siamo entusiasti di pianificare indagini di prossimità per almeno sei mesi nel 2027”.

La missione Hera schiererà anche due CubeSat per eseguire ulteriori approfondimenti, spiega lo scienziato della missione Hera Michael Kueppers: “Il CubeSat Juventas sarà il primo in assoluto ad utilizzare un radar a bassa frequenza per scansionare la struttura interna di un asteroide. Comprendere la struttura interna è un passo fondamentale per la piena interpretazione dell’impatto di DART con Dimorphos”.

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