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Giovedì 18 giugno 2020 - 12:28

Guida autonoma, da UniTrento l’auto che apprende “sognando”

Rielaborando esperienze di guida impara ad affrontare imprevisti
Guida autonoma, da UniTrento l’auto che apprende “sognando”

Roma, 18 giu. (askanews) – L’Università di Trento ha sviluppato un sistema cognitivo artificiale che imita il comportamento di un guidatore umano e stimola il veicolo a elaborare, durante le fasi di inattività, strategie per affrontare situazioni impreviste e sconosciute quando tornerà su strada. Il prototipo, realizzato nell’ambito del progetto Horizon2020 “Dreams4Cars”, è stato dimostrato su due modelli reali e, con ulteriore ingegnerizzazione, potrebbe essere pronto per il mercato. Potrebbe dare un contributo importante al settore dei veicoli intelligenti ovvero mezzi a guida autonoma o a guida assistita che non riescono tuttora e nonostante le risorse finora spese ad avvicinarsi all’obiettivo del miliardo di chilometri senza collisioni e che richiedono perciò un approccio radicalmente innovativo.

Delle potenzialità del sistema sviluppato negli ultimi tre anni nell’ambito del progetto “Dreams4Cars” è convinto Mauro Da Lio, professore del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Ateneo di Trento, che ne è stato il coordinatore. “In un’auto prototipo il software dell’agente che emula il comportamento di un guidatore umano e apprende come nel sonno ha funzionato” afferma. La tecnologia robotica di Dreams4Cars, come un “cervello artificiale” molto rudimentale, – spiega l’Università di Trento – si ispira alla biologia e simula processi cognitivi umani sia durante la guida sia nella successiva rielaborazione, la fase che nell’uomo corrisponde al sonno e al sogno. In questo modo il guidatore artificiale intende addestrare se stesso a situazioni critiche e a scenari immaginari, ottenuti ricombinando esperienze reali e che si potrebbero presentare sulla strada. Lo scopo è far evolvere il sistema cognitivo artificiale di queste auto, quando non sono in esercizio.

Il progetto adotta un approccio innovativo, ispirato a recenti ipotesi secondo cui il pensiero sarebbe una simulazione mentale di progressive azioni e conseguenti percezioni. Dreams4Cars si prefiggeva, infatti, di accrescere la capacità dei veicoli intelligenti di operare correttamente anche in situazioni rare, quelle che portano a incidenti stradali. Uno dei limiti degli approcci correnti per ottenere la guida autonoma, infatti, è quello di non essere abbastanza flessibile e in grado di gestire situazioni impreviste, che potrebbero realizzarsi di raro e quindi sconosciute con sufficiente dettaglio al progettista. In altre parole, i sistemi di guida sviluppati finora mancano di autonomia intesa come capacità di affrontare e risolvere anche situazioni che non erano state considerate nella programmazione. Ci sono ormai numerosi esempi di auto a guida autonoma che occasionalmente si trovano incapaci di agire o di agire correttamente. Rientra fra questi – ricorda UniTrento – l’incidente occorso nel 2018 a Uber, nel quale il veicolo pur avendo individuato un ostacolo che non riusciva a classificare (un pedone che portava a mano una bicicletta) restava incapace di decidere, in attesa di sapere che cosa fosse il misterioso oggetto.

Da Lio racconta: “Negli anni finali del progetto Dreams4Cars abbiamo elaborato un piano di trasferimento tecnologico da cui emerge che il carattere fortemente innovativo di Dreams4Cars ne rende non immediata la penetrazione nel mercato automotive. In ingegneria si tende infatti a preferire tecnologie consolidate, ma a rendere la nostra metodologia vincente potrebbe essere la richiesta di nuove idee che deriva dai limiti sempre più evidenti degli approcci tradizionali, rigidamente programmati, della guida autonoma”.

Il cervello artificiale di Dreams4Cars nelle scorse settimane è stato ammesso a IP Booster, un programma europeo che fornisce gratuitamente consulenza professionale e specializzata sulla proprietà intellettuale per sviluppare le migliori strategie di valorizzazione delle tecnologie. Ad accompagnare il team nella candidatura sono state la Divisione Supporto Ricerca scientifica e Trasferimento tecnologico dell’Università di Trento e la Fondazione HIT-Hub Innovazione Trentino. Nello specifico sono stati richiesti due servizi ad alto valore aggiunto relativi alla valutazione delle potenzialità dell’invenzione e del possibile posizionamento nel mercato per poterla valorizzare al massimo e la consulenza e il supporto nella negoziazione di accordi di trasferimento tecnologico che sono alla base del potenziale utilizzo economico dei risultati della ricerca pubblica.

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