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Mercoledì 10 luglio 2019 - 18:45

Luca Parmitano: è l’Amore che ci unisce oltre Tempo e Spazio

"Bisogna superare i confini e andare oltre, soprattutto adesso"
Luca Parmitano: è l’Amore che ci unisce oltre Tempo e Spazio

Baikonur, 10 lug. (askanews) – “Tra tutte le forze esistenti nel mondo e nell’Universo, che sono limitate dalle due grandezze principali dello Spazio e del Tempo e dalla velocità della luce, l’Amore è l’unica forza che trascende questi elementi e riesce a unire anche al di là dello Spazio e del Tempo”.

Con questo stesso concetto, Dante Alighieri concludeva la sua Divina Commedia. “L’Amor che move il Sole e l’altre stelle”, scriveva, immaginando l’Amore come Dio, motore immobile dell’Universo.

Ed è questa stessa visione romantica a guidare l’astronauta dell’Esa, Luca Parmitano verso la sua seconda missione di lunga durata nello Spazio; Beyond che in italiano vuol dire “oltre”. Un termine anch’esso carico di significati simbolici.”Per me soprattutto significa, spingersi al di là della propria zona di conforto, cercare di allargare gli orizzonti e spingersi al di là di quelli che sono i confini reali o immaginari che abbiamo intorno”.

Per 6 mesi Parmitano, colonnello pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare, resterà a bordo della Stazione spaziale internazionale, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Eppure, spiega citando il film “Interstellar”, è proprio il loro amore a tener viva la voglia di tornare.

“Quello strappo che sentiamo a ogni separazione – ha spiegato l’astronauta in collegamento via Skype con askanerws dalla base di lancio di Baikonur, in Kazakhstan – di fatto dev’essere una cosa che ci fa gioire. Il fatto che non diventi mai facile, che sia sempre difficile, perché è la dimostrazione di quanto è forte questo legame e questo amore. Allora, l’unica cosa che mi porto appresso è proprio quel pensiero che mi rafforza, di quanto io possa amare le mie figlie e di quanto senta il loro amore nei miei confronti”.

Beyond, missione Esa, inizierà il 20 luglio 2019 con il lancio da Baikonur in Kazakhstan. In poche ore il rendez-vous e il docking con la base orbitante, poi l’ingresso dell’equipaggio: il russo Skvorcov, l’americano Morgan e l’italiano Parmitano, che andrà subito alla ricerca di quel che ha lasciato sull’Iss nel 2013.”Il mio senso di adattamento alla Spazio – ha precisato – quello che si chiama un po’ lo Space brain.

Quando arrivi in orbita la prima volta c’è un periodo iniziale in cui il tuo corpo non capisce bene quello che sta succedendo, continui a voler utilizzare gli stessi movimenti e sensori che non funzionano allo stesso modo o non funzionano del tutto. In questa fase si è molto goffi e bisogna muoversi lentamente, stare attenti. Se potessi cercare qualcosa, andrei a cercare quel Luca degli ultimi tre mesi della missione ‘Volare’ che si era già adattato ed era molto più efficiente e in grado di svolgere il suo lavoro al meglio delle sue capacità”.

Il Parmitano versione 2019, però non è più un “rookie” ma un “veterano” e, per la sua maggiore esperienza, sarà il primo astronauta italiano a diventare comandante della stazione spaziale.

“È un ruolo di guida che però deve partire dall’esempio – ha spiegato Parmitano – comunque il ruolo da comandante inizierà dopo un paio di mesi quindi avrò il tempo di adattarmi, di capire le preferenze dei miei colleghi e del mio equipaggio e capire in che modo coadiuvare il loro lavoro. Il mio lavoro da comandante sarà quello di mettermi in secondo piano per far sì che il mio equipaggio possa assolutamente salire in alto e avere risalto nel lavoro di ogni giorno”.

Le battute finali dell’intervista rilasciata ad askanews via internet, il colonnello Parmitano, le ha riservate al nostro pianeta; una Terra senza confini, dove non esiste un “noi e un loro”, dove – ha spiegato – la cooperazione è l’unica strada per per andare ‘oltre’.

“Esiste una spinta che è quella dell’inclusione – ha concluso il colonnello – cercare di unire allargando; tutti quelli che credono in un’Europa sempre più grande e sempre più integrata. Credo che noi come Agenzia spaziale europea (Esa) siamo un grossissimo esempio di questa spinta all’inclusione e alla cooperazione perché, con tutte le difficoltà che ci possono essere a mettere d’accordo 22 Paesi diversi, siamo uniti dal grande sogno dell’esplorazione, spinti dal desiderio di migliorare la tecnologia e di spingerci ‘al di là della Terra’ ma lavorando ‘per la Terra’. L’idea di superare i confini e spingersi ‘oltre’ credo che sia un concetto sempre valido, soprattutto in questo momento”.

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