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Lunedì 13 maggio 2019 - 11:43

Spazio, Iss: ossigeno e cibo da un bioreattore a base di alghe

Testato sulla Stazione per possibile uso in missioni lunga durata
Spazio, Iss: ossigeno e cibo da un bioreattore a base di alghe

Roma, 13 mag. (askanews) – Si chiama Photobioreactor ed è un innovativo bioreattore a base di alghe che potrebbe essere in grado di produrre ossigeno. Arrivato sulla Iss il 6 maggio a bordo della navetta Dragon di SpaceX, lo strumento verrà ora testato dall’equipaggio per valutare la possibilità di impiego di soluzioni simili in vista di future missioni di lunga durata che richiedono più rifornimenti di quanto un veicolo spaziale sia in grado di trasportare.

L’esperimento – si legge su Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – utilizza le alghe per convertire l’anidride carbonica esalata dagli astronauti sulla Iss in ossigeno e biomassa commestibile attraverso la fotosintesi e verrà utilizzato in congiunzione al sistema di riciclaggio dell’aria – l’Advanced Closed Loop System (Acls). Da un lato il sistema Acls estrae metano e acqua dal biossido di carbonio presente all’interno della stazione orbitante, mentre dall’altro il fotobioreattore – o meglio le alghe di cui è composto – utilizzerà il biossido di carbonio rimanente per generare ossigeno, creando una soluzione ibrida.

“Con la prima dimostrazione dell’approccio ibrido, siamo in prima linea per quanto riguarda il futuro dei sistemi di supporto alla vita”, ha dichiarato Oliver Angerer, team leader dell’esperimento Photobioreactor. “Certamente, l’uso di questi sistemi è interessante soprattutto per le stazioni planetarie o per missioni molto lunghe, ma queste tecnologie non saranno disponibili se non si gettano oggi le basi per realizzarle”.

L’esperimento coltiverà alghe microscopiche chiamate Chlorella vulgaris a bordo della stazione spaziale. Oltre a produrre ossigeno, le alghe producono anche una biomassa commestibile. La creazione di una biomassa commestibile dal biossido di carbonio all’interno di un veicolo spaziale implica una minore quantità di cibo da trasportare. Ad oggi, i ricercatori hanno stimato che le alghe, per via del loro alto contenuto proteico, potrebbero sostituire il 30% del quantitativo di cibo di un astronauta.

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