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Mercoledì 7 settembre 2016 - 12:29

Spazio, conto alla rovescia per cacciatore di asteroidi Osiris-Rex

Il lancio della missione Nasa nella notte tra l'8 e il 9 settembre
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Roma, 7 set. (askanews) – Tutto pronto per il lancio della missione della Nasa Osiris-Rex che si appresta a compiere un viaggio di circa 2 anni con destinazione Bennu, asteroide del Sistema solare, dal quale preleverà campioni che potranno poi essere analizzati sulla Terra.

La prima finestra di lancio di Osiris-Rex (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer) a bordo del vettore Atlas V dalla piattaforma di Cape Canaveral in Florida si aprirà alle 7.05 p.m. di domani 8 settembre (quando in Italia sarà l’una di notte tra l’8 e il 9) e durerà 2 ore. Al momento le previsioni meteo danno confermato all’80% il “go” al lancio.

Il viaggio di andata alla conquista di Bennu – un asteroide del Sistema Solare della famiglia Apollo classificato come carbonaceo di tipo B, di forma sferoidale e diametro medio di 560 metri – durerà 2 anni. La missione – si legge sul sito dell’Agenzia spaziale italiana – consiste nel mappare in dettaglio la superficie del corpo celeste per predisporre l’atterraggio, sbarcare e prelevare fino a circa 60 grammi di materiale e infine riportare il campione collezionato sulla Terra, dove sarà analizzato e studiato. Secondo i piani, il primo step di missione sarà produrre 4 diversi tipi di mappe che insieme comporranno un modello 3D dell’asteroide e serviranno a garantire nel 2020 il successo della fase due della missione: la manovra TAG-SAM, che sta per Touch And Go e Sample Acquisition Mechanism. In altre parole: toccata e fuga, con campionatura.

Individuato il sito del prelievo – un’area ampia circa 50 metri, che sarà scelta dagli scienziati con l’obiettivo di massimizzare il ritorno scientifico minimizzando i rischi di impatto per il veicolo – Osiris-Rex dispiegherà un braccio robotico e si avvicinerà lentamente a Bennu, fino a che l’estremità dello strumento non riuscirà toccare fugacemente il corpo celeste. Sarà in quei brevissimi 5 secondi che la sonda dovrà catturare il suo ‘pezzo’ di asteroide. E di lì iniziare il viaggio di ritorno verso casa, mentre alla Nasa comincerà l’attesa. Per aprire la capsula del tempo di Osiris-Rex bisognerà infatti pazientare fino al 2023.

Il bottino – raccontava a metà agosto a proposito di questa missione Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica – non sarà eclatante, nel bagagliaio della sonda c’e spazio per non più di due chilogrammi di souvenir extraterrestri. Ma pur sempre un primo, concreto passo verso quella che sarà la missione ARM, ancora più ambiziosa e da svolgersi – stando ai piani della Nasa – entro il prossimo decennio. L’Asteroid Redirect Mission (ARM) si propone di inviare nello spazio un veicolo robotizzato con cui agganciare letteralmente un asteroide, trascinarlo su un’orbita stabile attorno alla Luna e lì raggiungerlo con un equipaggio umano, per esplorarlo e recuperare pezzi da riportare sul nostro pianeta. È un interesse, quello per gli asteroidi, che parte certo dal desiderio scientifico di conoscere questi antichissimi oggetti, veri e proprio fossili del Sistema solare, ma che è sempre più “arricchito” da altre mire, decisamente più venali: lo sfruttamento commerciale di quei corpi celesti attraverso vere e proprie attività minerarie. Dentro alcuni di quei grossi sassi spaziali, grigi e sgraziati, si accumulano infatti interessanti (a livello di ritorno economico) quantità di metalli nobili e Terre Rare, sempre più richiesti qui sul nostro pianeta.

Già un paio di compagnie private – prosegue Media Inaf – si sono affacciate a questa nuova e a dire il vero assai rischiosa impresa. Quattro anni fa è stata fondata la Planetary Resources, finanziata tra gli altri da James Cameron (il regista di Titanic e Avatar), dai dirigenti di Google Larry Page e Eric Shmidt e dal fondatore di Virgin Group Richard Branson. Alla Planetary Resources si è affiancata la Deep Space Industries, nata con lo stesso obiettivo di sfruttare tramite robot e sonde automatiche gli asteroidi, recuperando i loro minerali. E proprio questa compagnia ha appena annunciato i suoi piani per la prima missione estrattiva interplanetaria. Il suo nome (che per sicurezza è stato anche registrato) è Prospector-1. A precederla, nel 2017, sarà una missione sperimentale in orbita terrestre bassa (Prospector-X), che farà da apripista per testare le tecnologie e le competenze necessarie a fare il grande balzo verso lo spazio profondo e gli asteroidi di tipo near-earth che lo popolano, vero obiettivo di Prospector-1.

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