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Mercoledì 25 maggio 2016 - 17:22

Supertelescopio E-ELT, Inaf: occhi su centro galassia e esopianeti

Il direttore scientifico Zerbi: ci attendiamo immagini eccezionali
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Roma, 25 mag. (askanews) – “E’ un punto di passaggio fondamentale, di svolta, dal quale ci aspettiamo risultati scientifici importantissimi. Già in termini fisici e ingegneristici, trattandosi del telescopio più grande mai costruito. Poi nel campo astronomico e astrofisico, alla ricerca delle risposte di sempre, cioè da dove veniamo, dove andiamo e soprattutto se ci sono altri pianeti come il nostro”.

Lo sottolinea ad askanews, commentando la commessa ESO dalle tinte made in Italy per la realizzazione del più grande telescopio a terra oggi esistente, in Cile nella parte centrale del deserto di Atacama, il direttore scientifico dell’Istituto nazionale di astrofisica, Filippo Maria Zerbi. Il contratto, dal valore di 400 milioni di euro, se lo è aggiudicato il consorzio di Società italiane ACe, composto da Astaldi, Cimolai ed EIE group subcontractor nominato. Ma il telescopio, il cui nome è E-ELT, è anche frutto dell’intellettualità scientifica e tecnologica sviluppata all’interno dell’Inaf, consolidata nel Paese attraverso un continuo coinvolgimento dell’Industria nazionale. Come in questo caso.

“Sono due le caratteristiche fondamentali del supertelescopio – aggiunge Zerbi -, un’area di raccolta molto più grande di tutte le altre esistenti, quindi molte più informazioni disponibili, e la risoluzione, la finezza delle immagini. Che è superiore anche a quella degli attuali telescopi spaziali”.

Ma cosa realmente esplorerà E-ELT? “Il cielo dell’emisfero sud -spiega il direttore scientifico dell’Inaf -, molto più “ricco” di quello dell’emisfero nord. Puntando al centro della nostra galassia, e guardando il centro galattico con una risoluzione mai finora disponibile proveremo a capire la dinamica del buco nero della galassia”.

E per quanto riguarda la terza delle domande fondamentali, cioè se c’è vita nell’Universo? “Sì, con E-ELT cercheremo esopianeti fuori dal sistema solare, cominciando da quelli già identificati, e come se fosse un elenco telefonico li chiameremo uno ad uno per sapere se hanno ossigeno, carbonio, se c’è acqua in forma liquida. Se ci sono insomma realmente le condizioni per lo sviluppo della vita”.

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