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pubblicato il 01/feb/2013 12:00

Wojtyla/ Vaticano:Con Agca non parlò di Khomeini e conversione

E non è vero che il card. Ratzinger gli abbia scritto lettere

Wojtyla/ Vaticano:Con Agca non parlò di Khomeini e conversione

Città del Vaticano, 1 feb. (askanews) - "Non è vero che Agca avesse parlato al Papa dell'Ayatollah Khomeyni e dell'Iran come mandante nel corso del colloquio in carcere" e "non è vero che in Vaticano si ritenesse fondata una pista islamica". Così il portavoce vaticano, Federico Lombardi, a commento di un libro di Ali Agca, in uscita in libreria con 'Chiarelettere', sull'attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro il 13 maggio 1981. "Non è vero che Giovanni Paolo II abbia invitato Agca a convertirsi al cristianesimo e gli abbia inviato una lettera in carcere", prosegue Lombardi in un commento su 'Radio vaticana'. "Non è vero che il Card. Ratzinger abbia scritto delle lettere ad Agca. Non è vero che Navarro-Valls abbia voluto far riferimento a una pista islamica del caso Orlandi e dell'attentato al Papa". La smentita del Vaticano riguarda, in primis, il celebre colloquio che Giovanni Paolo II ebbe con Ali Agca nel carcere di Rebibbia, il 27 dicembre 1983. Secondo il terrorista turco dei Lupi grigi, dopo un primo scambio a proposito del terzo segreto di Fatima, il Papa avrebbe posto esplicitamente la domanda cruciale: "Chi ti ha mandato ad uccidermi?". La risposta sarebbe stata "Khomeyni e il governo iraniano". Il Papa gli avrebbe poi rivolto l'invito a convertirsi al cristianesimo. "Questa volta dobbiamo credere ad Agca?", si domanda Lombardi. "Penso proprio di no. Mi sono preoccupato di fare le verifiche che mi spettavano più direttamente e che potevo compiere con persone precise dell'ambito vaticano su quanto affermato nel libro. Ho incontrato e interrogato il card. Stanislaw Dziwisz su alcuni punti molto concreti. Anzitutto, naturalmente, sul colloquio in carcere fra Giovanni Paolo II ed Agca. Il Segretario di Giovanni Paolo II ha una memoria molto viva, in particolare di tutto ciò che riguarda l'attentato. E non c'è da stupirsene. Ora, il Segretario del Papa era presente al colloquio nella cella, naturalmente con il consenso del Papa e, anche se non vicinissimo, poteva sentire con sicurezza il colloquio. La sua testimonianza è quindi fondamentale. Egli conferma come i due interlocutori abbiano parlato del segreto di Fatima e dell'inspiegabilità della sopravvivenza del Papa, ma nega recisamente e assolutamente che si sia parlato dei mandanti e dell'Ayatollah Khomeyni, e che il Papa abbia invitato l'attentatore a convertirsi al cristianesimo. Nega anche quanto viene detto nel libro su una successiva lettera di Giovanni Paolo II ad Agca per tornare a invitarlo alla conversione: secondo il Segretario una simile lettera non c'è mai stata". (segue)

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