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pubblicato il 16/nov/2015 20:54

Verso intesa su giudici Consulta, ma M5s rischia esclusione

Pd: niente di deciso. Cinque stelle: nessun contatto maggioranza

Verso intesa su giudici Consulta, ma M5s rischia esclusione

Roma, 16 nov. (askanews) - Due-uno o uno-uno-uno? Non sono schemi calcistici ma il dubbio che al momento non è ancora stato sciolto dal Partito democratico sulla partita da giocare mercoledì alle 15 nella seduta di Camera e Senato convocata per l'elezione parlamentare dei giudici costituzionali. Sono tre le caselle da riempire alla Consulta, ma prima occorre appunto decidere se assegnarne una ai democratici, una al centrodestra e una ai 5 stelle oppure se tornare a giocare nella vecchia logica bipolare: due al centrosinistra, una al centrodestra, tagliando fuori la principale forza di opposizione, che può contare su 127 voti nella seduta comune. Una soluzione, quest'ultima, che potrebbe servire a mettere in sicurezza, ad esempio, la legge elettorale, ma anche a ottenere un collegio più sensibile agli equilibri del bilancio dello Stato: cosa che non è accaduta in occasione di recenti pronunciamenti, in particolare in materia di pensioni.

La materia è delicata, e nessuno, a Montecitorio e a palazzo Madama, ha voglia di uscire dall'anonimato: "Sento aria di intesa e si potrebbe fare senza i 5 stelle, che in fondo hanno già avuto", osserva una fonte parlamentare di maggioranza, facendo riferimento al ruolo giocato lo scorso anno dai "grillini" nell'elezione di Alessio Zaccaria al Csm in cambio del loro via libera all'elezione alla Consulta della giuslavorista di centrosinistra Silvana Sciarra. "Non c'è niente di deciso", precisa un dirigente dem di alto livello, rispondendo proprio a una domanda sul tipo di accordo, se bipolare o tripolare, al quale il Pd sta lavorando. Non è scontato, quindi, il coinvolgimento del M5s. E un parlamentare di Forza Italia conferma che è quello lo schema preferito nel centrodestra: "Gli elettori, deputati e senatori, sono 945 (circa, ndr) e se leviamo i 5 stelle ne restano 800. Stavolta spero bene che noi di centrodestra siamo in grado di votare compatti", dice, ricordano i passaggi a vuoto che nelle votazioni che hanno preceduto l'elezione di Sciarra e hanno bruciato uno dopo l'altro i diversi candidati, parlamentari e tecnici, espressi da quell'area.

Ad alimentare l'ipotesi di una soluzione "due-uno", anche la reazione delle fonti 5 stelle: "Non ci sono contatti in corso", dicono, considerando "probabile" un nuovo ricorso alla scheda bianca da parte della maggioranza e di Forza Italia. "Ma se invece tentano la forzatura, rischiano grosso", osserva un parlamentare stellato, "per ora hanno loro il pallino in mano ma se forzano e non ce la fanno poi le condizioni le dettiamo noi". Il problema è che i candidati nelle settimane scorse più accreditati sono per il Pd il costituzionalista Augusto Barbera, con un lontano passato da parlamentare, e l'avvocato penalista Francesco Paolo Sisto, attuale deputato di Forza Italia e quindi indigeribile per i 5 stelle che non vogliono votare "un politico di professione". Per far passare lui, la rottura con gli stellati è necessaria, e a quel punto libererebbe la terza poltrona alla Consulta. Dove potrebbe andare a sedersi il costituzionalista Stefano Ceccanti, giurista renziano e nella scorsa legislatura senatore del Pd.

Senza accordo, M5s è pronto a votare i suoi candidati di bandiera: l'avvocato Felice Besostri, autore del ricorso alla Consulta che affondò il Porcellum, e i costituzionalisti Silvia Niccolai e Franco Modugno. I tempi sono stretti, la decisione del Pd arriverà nella giornata di domani. Con la mente al recente appello del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha auspicato che "il Parlamento provveda, con la massima urgenza, a questo doveroso e fondamentale adempimento".

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