domenica 22 gennaio | 12:15
pubblicato il 24/gen/2014 12:00

Verdini incontra Pd:ok Fi a modifiche Italicum ma non preferenze

Si ragiona su soglia 35% per il premio e sbarramenti 5% e 8%

Verdini incontra Pd:ok Fi a modifiche Italicum ma non preferenze

Roma, 24 gen. (askanews) - Altra giornata di incontri sulla riforma della legge elettorale. Questa mattina Denis Verdini il plenipotenziario di Fi sulle riforme ha incontrato la delegazione di tecnici del Pd composta da Roberto D'Alimonte, Maria Elena Boschi e Lorenzo Guerini. Poi il coordinatore azzurro a Montecitorio ha parlato brevemente anche con il ministro delle Riforme Dario Franceschini. Da Fi sarebbe arrivata un sostanziale via libera ad alcune concordate modifiche al testo presentato in commissione ma un no categorico alle preferenze. Dopo l'uscita di ieri di Enrico Letta sulla "necessità di introdurre meccanismi di scelta per gli elettori" infatti il tema è tornato al centro del dibattito preoccupando gli alleati azzurri. Non a caso questa mattina proprio Franceschini ha voluto chiarire che il tema dell'introduzione delle preferenze non esiste. Le possibili correzioni di cui si discute invece riguardano la soglia del 35% per ottenere il premio di maggioranza che da più parti (piccoli partiti e minoranza Pd) si chiede di alzare e le soglie di sbarramento per entrare in Parlamento, 5% per i partiti in coalizione e 8% per quelli che corrono da soli. Verdini ha successivamente riunito i vertici del gruppo Fi alla Camera e altri incontri si stanno svolgendo a vari livelli anche negli altri partiti. Questa mattina i membri del Pd della i commissione si sono visti per fare il punto sulla linea da tenere sugli emendamenti e l'orientamento sarebbe quello di procedere ancora una volta con modifiche a tre firme, ossia sottoscritte da i tre contraenti dell'intesa sulla nuova legge elettorale, Pd-Ncd e Fi. Altro tema da dirimere a breve, visto che il testo sta per essere adodattato dalla commissione è quello dell'allegato A, ossia la parte della legge che stabilisce chi disegnerà i collegi plurinominali che dovrebbe essere risolto con un compromesso tra delega al governo e parere della commissione parlamentare.

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